Islanda 2015 – Giorno 5 e ritorno: tutta vita

Quadro comportamentale del giorno 5: mi ritrovo da una parte un Franco gaiamente regredito a fase preadolescenziale caratterizzata da spiccata ipercinesi associata a scatto digitale compulsivo, dall’altra un Thristo placidamente proiettato verso una senilità precoce che l’ha spinto a dimenticarsi di riconsegnare dapprima le chiavi del bungalow di Selfoss, poi quelle dell’hotel di Reykjavik. Il suo giubbetto ora contiene ben due mazzi di chiavi in più di quando è partito, e uno ha un portachiavi tipo Fantozzi a Capri (giusto per mantenere un minimo di fil rouge narrativo).

La giornata è filata via magnificamente tra arcigni campi di lava innevati come pandori farciti di zucchero a velo, zone geotermiche sulfuree e mari in tempesta agitati da onde titaniche smorzate dal vento, neve alternata a schiarite, attrazioni prettamente turistiche come la Blue Lagoon e una visita Reykjavik con cena al porto a base di balena, salmone, pesce rosso, pesce gatto e altra roba che non si è capito cosa fosse. Poi concertini (uno drammaticamente black metal…lasciamo stare) e birrette.  Tutta vita. Voci di corridoio riportavano che fosse una notte da Aurora, ma purtroppo l’indice di attività geomagnetica è rimasto inchiodato a 1 mentre serviva almeno un 2. Peccato, sarebbe stato un bel bis.

Solo 3 ore scarse di sonno stanotte, tentando comunque di capitalizzare l’alzataccia nella speranza di avvistare la nostra seconda Northern Light mentre ci dirigevamo all’aeroporto…ma ora che l’indice segnava un promettente 3, ecco che eravamo di nuovo sferzati dalla neve. Ho poche certezze, ma una è questa: l’Islanda è sicuramente femmina.

In realtà a una certa mi era parso di vedere una luce verde baluginare davanti a noi, salvo poi realizzare che era il solito semaforo che si rifletteva maldestro sul nostro parabrezza lurido.

Ora siamo di nuovo all’aeroporto di Copenhagen, in attesa della connessione per la grigia Malpensa. Franco sembra aver esaurito la spinta cinetica (e sicuramente anche lo spazio sul suo cellulare, visto che solo dal finestrino dell’aereo avrà scattato 30 foto), mentre Thristo sta trovando in un hot dog a basso costo l’unica alternativa abbordabile alla morte per fame.

Da non crederci: in tutto questo rocambolesco barcamenarsi tra ghiacci, nevi, lava, tempeste e indici elettromagnetici la cosa più proibitiva sarà trovare un modo per tornare di notte all’ammaliante Ancona da Milano…grazie Trenitalia, e te lo dice un fiolo de feroviere.
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Islanda 2015 – Giorno 4: fughe, ghiacci eterni e hot tubes

Il piano di fuga da Vik, villaggio-sputo che ci ha tra tenuto in ostaggio per 24 ore in combutta col meteo, è riuscito alla grande.

Il nostro trio è uscito dalla batosta di ieri assolutamente motivato a recuperare il maltolto.

Deserto lavico del Sandur, laguna degli iceberg di Jakulsalron, lingua glaciale di Svinafellsjokull (che sembra un titolo dei Kurnalcool e invece è un luogo pazzesco dove anche una foto fatta col mio cellulare appare come un gesto di creazione superiore): oggi siamo stati fuori dal mondo. Luoghi che in realtà avevo già visto in estate, ma che in inverno sembrano volersi mettere in ghingheri. E per noi l’eleganza è un punto d’onore ancor prima che un vessillo, è risaputo.

Incontriamo una valanga di veicoli coi vetri riparati alla meno peggio con nastro adesivo e nylon: la tempesta della sera prima ha fatto danni anche quassù, frantumando finestrini su finestrini. Potrei partire con le solite banalità su quanto sia piccolo l’uomo in confronto alla natura, ma mi pare sia sufficiente affermare che con l’Islanda non si scherza mica. D’altronde per noi la serietà è tutto. Dopo l’eleganza, si intende.

Ma c’è un’altra cosa che sgomita per conquistarsi il vertice della nostra piramide dei bisogni: gli affettati. Ed eccoci di nuovo a Selfoss a pasteggiare con il nostro tagliere misto salumi italiani in una hot tube all’aperto riscaldata a 42 gradi, quando fuori segna -5. Accompagnati dal nostro immancabile Nero d’Avola.

E stasera abbiamo già preso accordi con la moglie del gestore: se vedi l’Aurora vienici a svegliare. Thanx.

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Islanda 2015 – Giorno 3: schiaffi meteo per noi

Vik, costa sud islandese, ore 11,50: Thristo e Franco inghiottiti dalla tormenta di neve mentre partono inspiegabilmente a bordo del nostro SUV. Stop.

Caduti nella notte almeno 50 cm di neve. Stop.

Non ho capito perché si siano addentrati nella tormenta, lasciandomi peraltro sulla tazza del water intento a sondare e forzare i limiti dello scibile. Peggio per loro, il cibo ce l’ho io. Stop.

Ore 12: eccoli tornare in questo ostello in cui siamo solo noi, una coppia di indiani e due cinesi. Il problema è che sono tornati senza SUV. Si sono impantanati. Si può bestemmiare su WordPress? Stop.

Da qui inizia l’emergenza neve vera e propria: le porte dell’ostello si bloccano, la macchina tende a scomparire sempre di più sotto i colpi delle raffiche di neve. Per sbloccare il veicolo le tentiamo un pò tutte: acqua bollente per liberare le ruote, tavole di legno sotto i pneumatici, spinte, pesi sul cofano…manco per il cazzo.

Stare fuori ad armeggiare sotto la tormenta è proibitivo, fa freddo e ci si bagna in un attimo. Abbigliamento tecnico una fava. Decidiamo di attendere che smetta per poi tentare di procurarci una pala e provare a liberare il veicolo. Appare chiaro che la giornata è bruciata, ma era un’eventualità messa in conto. E dire che ieri l’Islanda era stata metereologicamente inappuntabile, omaggiandoci con sole e cieli azzurri ovunque andassimo.
Proprio mentre deliberiamo unanimi che l’unica cosa saggia da fare è cucinare fusilli ai funghi nella cucina dell’ostello (colonizzata caparbiamente sin dal primo momento a detrimento dei due cinesi e della coppia di indiani), ecco passare una macchina della polizia. Non ci salva, ma chiama il soccorso stradale che, essendo già in giro per recuperare un altro povero cristo infognato chissà dove sulle montagne, ci tira fuori senza chiederci un centesimo. Che dire: il nostro piano attendista a base di fusilli e funghi l’ha spuntata.

Ore 15: implementazione piano attendista. Nel frattempo fuori continua a furoreggiare l’armageddon.

Ore 17: blackout. Saltano luce e riscaldamenti. Stimiamo in un’ora il tempo che ci separa dalla morte per assideramento. Franco vaneggia di riprendere la macchina e fare un giro (nonostante sappiamo che non c’è assolutamente nulla là fuori). È chiaro che sta perdendo la ragione definitivamente. Ma trabocca di acredine quando dalla finestra vede agonizzare un’altra macchina nella neve. Anche quella si salverà grazie ai soccorsi chiamati dalla polizia, con noi a guardare da dietro a un vetro come dei vecchi di merda ipnotizzati dai lavori in corso.

Ore 19: torna la luce.

Il piano per domani è ambizioso: consiste nel fuggire appena possibile da Vik (che a quanto pare è il male assoluto in termini meteo), passare il deserto di lava del Sandur, raggiungere la laguna glaciale di Jokulsarlon per vedere gli iceberg e poi rischizzare verso Vik, farle un manicotto con medio in corsa, per poi lasciarsela alle spalle per sempre prima che torni la tempesta del secolo (prevista per dopodomani naturalmente sempre qui a Vik).

E corroborato dalle grottesche atmosfere di Tom Waits pompate dallo Spotify di Thristo dichiaro quanto segue: è tempo di premiarci con il nostro primo ristorante islandese!

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ISLANDA 2015 – Giorno 1: “Chi è che rompe il cazzo?”

Anche stamattina il primo pensiero affiorato dalle mie nebbie mentali è stato: UCCIDERE FRANCO, UCCIDERE FRANCO. Perché anche stamattina è riuscito a svegliarci un’ora prima del dovuto. Mettendo sì la sveglia alle 7.40 come pattuito, ma dimenticandosi che i paralleli hanno il loro peso sui fusorari. E che l’Islanda fa un semplice quanto perentorio -1 sul fuso del belpaese. Risultato: alle 6.40 ora islandese (che purtroppo è quella che ci interessa) trilla la sveglia android. E Franco, non si sa bene perché, è già in tenuta tecnica. In risposta alle nostre minacce di morte piuttosto articolate la sua risposta è: ‘eh dai Axo qualcosa ce dovrai scrive ‘nte sto blog!

Ore 22.15 – Breaking news
Mentre scrivo queste righe introduttive sbevazzando Negramaro vendemmia 2013 con gli altri in un bungalow di Selfoss, ecco che il titolare del camping bussa alla porta e poi si affaccia alla finestra. Noi gli dedichiamo parole di tipica amicalità anconetana: ‘chi è che rompe il cazzo? che cazzo vole questo?’

E lui per tutta risposta:
‘Do you want to the sea the Northern Lights? Go outside ! Now!’

Esplode l’euforia incontrollata nel bungalow, con gente che arraffa indumenti di altra gente, gente che esce in pigiama e ciabatte, gente che aveva capito ‘avete lasciato le luci della macchina accese’ salvo poi realizzare che bisognava fiondarsi fuori, subito.

Ed eccola li, la nostra prima e forse unica aurora. La inquadriamo un attimo, torniamo alla tana e ci vestiamo al volo (perché fuori si gela) e montiamo in macchina (alticci) per sfuggire alle luci della città e guadagnare in visibilità. Nonostante l’indice kp (che indica l’attività magnetica) sia a poco più di 2, lo spettacolo riesce a tenerci a temperature abbondantemente sotto zero per quasi due ore. Una luce verde dalle forme sempre in movimento che si dipana su un cielo trapuntato di migliaia di stelle. Qualche complottista 2.0 a tratti ci avrebbe visto forse delle scie chimiche.

Tornati al bungalow la scena ricorda Pompei post eruzione Vesuvio: tutto rimasto come al momento dell’esplosione adrenalinica che ci aveva fatto schizzare fuori.

Dopo questo apice mi tocca far passare in secondo piano le altre cose viste e fatte in questo primo intensissimo giorno di Islanda: Thingvellir, Geyser, la titanica Gullfoss (una delle mie cascate islandesi preferite), il bagno fatto in una hot tube all’aperto, la pasta al sugo di cinghiale che ci siamo cucinati.

Solo una considerazione: studio delle previsioni meteo, app android per monitorare indici di attività geomagnetica, venti e fase lunare…si ok, ma se non c’era il tizio preso a maleparole che ci distoglieva dall’avvinazzamento col cazzo che noi stasera vedevamo l’aurora!

ISLANDA 2015 – Verso Reykjavik come Fantozzi verso Ortisei

L’assetto nel treno delle 19.26 in partenza da Ancona alla volta di Milano è per 2/3 di fantozziana memoria. Per questioni di spazio in valigia io e Franco siamo praticamente giá in tenuta da terra polare: scarponcini, giacche a vento, pantaloni da escursione, cappelli e sciarpe. Il dubbio che ci sia anche dell’autocompiacimento tecnico è strisciante ma palpabile. Thristo si presenta invece in tenuta borghese metropolitana inficiando il colpo d’occhio. Peccato davvero.

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Passiamo una notte a Milano in un albergo vicino a Malpensa e la mattina fila via senza situazioni degne di menzione tranne che avrei desiderato uccidere Giuliana, la ragazza di Franco, per aver telefonato alle 7.30 (decurtandoci un’ora di sonno) e naturalmente Franco per aver lasciato il cellulare acceso.

Sbarcati a Copenhagen la macabra scoperta: combinando sinergicamente le nostre conoscenze in campo matematico, realizziamo che le ore di attesa per il volo successivo sono 7, non ‘4 o 5 boh’ come blateravamo poco prima. E allora piano B: tutti in centro a Copenaghen, con Franco tra lo sconcertato e il tirato di culo perché ha pagato 5 euro per il treno e nessuno gli ha chiesto il biglietto. Nonostante l’euro (peraltro ai minimi storici come ogni volta che esco dalla zona della moneta unica) i prezzi in corone danesi ci crinano le mandibole solo a leggerli. E siamo nel paese più economico della scandinavia. Mi sovviene a questo punto il dramma dell’estate ’97, quando più o meno imberbi affrontammo Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia con la formula ‘Interrail’ armati della nostra liretta. Fu un bagno di sangue che conobbe il suo apice con l’ormai mitologico dito di whiskey pagato 40.000 lire a Stoccolma da Sgaba.

Si passeggia e si assapora un piccolo assaggio di clima nordico prima di riprendere il treno per l’aeroporto. Stavolta il biglietto ce lo controllano e Franco è più tranquillo.

E in volo per Reykjavik accade l’impensabile: Thristo e Franco si degnano di aprire per la prima volta la guida Routard. Non sto scherzando. Lo fanno davvero, e per poco il cor non si spaura.

Domani si comincia. Che il meteo sia con noi e che l’elettromagnetismo si scateni per il nostro sollazzo notturno!

Islanda 2015 – Sindrome da comparazione abbigliamento tecnico, salamini e vino

Come ogni viaggio che si rispetti, anche questo porta con sè la classica fase da comparazione compulsiva avente per oggetto l’abbigliamento tecnico. Poco importa che si tratti di due giorni sui Sibillini, un mese in sudamerica, una sciatina in Trentino o, appunto, una settimana in Islanda in pieno inverno.

Il più prono del trio a questa sindrome è sicuramente Franco (Jankarlson per chi ha letto il precedente post), che ha cominciato una settimana fa a decantare le specifiche tecniche dei suoi nuovi scarponcini da trekking AKU, dalla traspirazione 11.5 volte superiore a quella di prodotti succedanei grazie alla speciale membrana “AIR 8000”, dotati del rivestimento aggiuntivo “Sottozzero” per fronteggiare temperature siberiane, equipaggiati con suola in tecnologia “Vibram” e coronati da un’impermealizzazione “Goretex”. Per non parlare dei suoi calzini termici da 18 euro acquistati in offerta a 12, in grado di riconvertire il sudore in calore rendendolo a quanto pare un uomo felice. Basti pensare che Franco si veste come fosse in Islanda già da una settimana. Buon per lui e per noi, l’entusiamo è contagioso e va coltivato.

Nel momento in cui scrivo mi sta wazzappando i vini e i salumi che ha scelto all’Eurospin, e sono strasicuro che stia indossando i suoi AKU e forse anche i calzini termici. Ieri, dopo aver snocciolato analiticamente il contenuto che riporrà nella sua valigia (che dubito fortemente avrà capienza sufficiente), ha wazzappato una foto tutto agghindato con tanto di passamontagna. Come ha commentato Thristo (Massimson) nel suo unico laconico intervento, sembrava più che in partenza per l’Islanda uno in procinto di arruolarsi nell’ISIS.

Thristo non è immune agli attriti comparativi (cfr. Routard mangiaformaggi vs Lonely Planet da fottuti Yankee del precedente post), ma trova una naturale protezione a queste dinamiche nella sua proverbiale pigrizia e avversione verso lo shopping (io stesso soffro di quest’ultimo problema). In pratica se lui ha già perferzionato l’acquisto, la procedura per lui sarà chiusa e liquiderà tutto con un “no, secondo me non serve, va bene quello che ho preso”. Poco importa se abbia acquistato, dati alla mano, un capo sbagliato o subottimale per la cifra spesa, la prospettiva di tornare in un negozio e riaprire la pratica, anche solo a livello di risorse mentali richieste, gli apparirà insostenibile.

I rispettivi pattern comportamentali si sono palesati in tutta la loro evidenza quando qualche sera fa ho dichiarato: “ho comprato da Decathlon a prezzi stracciati maglia e sottopantaloni termici della serie X-WARM, sono il top in termini di traspirazione e tenuta termica…”. Gli altri due avevano entrambi comprato una serie intermedia, non avendo notato come i prezzi delle due serie fossero praticamente gli stessi in virtù dei saldi. Thristo ha liquidato tutto con un “mmm boh, dai, per me vanno bene lo stesso quelli che abbiamo preso. Bastano, bastano…”. Franco invece, che era ovviamente venuto al pub calzando i suoi AKU ad alta traspirazione e tenuta termica, non deve averla mandata giù, perché ieri è tornato sul luogo del misfatto per rettificare prontamente il suo acquisto.

C’è da scommettere che adesso io e Franco metteremo Thristo sotto tiro in virtù della nostra certificata superiorità sotto il profilo della tenuta termica (a parità di potere traspirante, è bene precisarlo). Perchè lo schema comparativo del Decathlon parla chiaro: X-WARM vince!

Credo di pormi in una situazione mediana, desiderando avere un equipaggiamento tecnico competitivo ma nutrendo un’atavica idiosincrasia verso lo shopping in luoghi fisici.
E quindi ora un dubbio mi corrode: se fossi stato l’unico destinato ad indossare una serie scrausa (sì Thristo, diagrammi alla mano la tua è scrausa), cosa avrei fatto davanti alla rivelazione della serie X-WARM a prezzi stracciati?

PS
Quest’ultima domanda che rivolgo a Thristo è puramente retorica, in quanto egli non leggerà MAI questo blog in virtù della sua indolenza di cui sopra.

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