IL FRANTOIO (racconto breve)

IL FRANTOIO (tratto da una storia vera)

© Daniele Galassi

Allora vi racconto questa, a voi che avete sempre di che discorrere. C’era questo mio amico, un vecchio amico, che un giorno si stancò di essere sfruttato dallo zio, suo datore di lavoro. Allora questo mio amico un giorno incontra un altro suo amico che gli propone di lavorare ad un frantoio, con la promessa di un lavoro tranquillo, non sfiancante, relativamente ben retribuito. Ora, non pensiate che il mio amico sia esattamente un cavaliere del lavoro. E’ uno che fa di tutto per non lavorare a dirla tutta. Però quel mese era proprio a corto e così ecco che accetta. “Ti spaccheranno il culo” lo ammonii da subito io, che di queste cose sicuramente me ne intendevo più di lui. “No, no, il tizio che mi ha chiamato è un mio amico, mi ha detto che è un lavoro tranquillo” rispose lui col cieco ottimismo di chi ancora non l’ha capita.

Ed ecco che scarica lo zio e di gran lena si reca al frantoio. Il lavoro c’è, e da copione non è leggero. Anzi. In più per andare a lavorare il mio amico si deve fare 30 km in macchina, costeggiando la linea ferroviaria, beccandosi pure gli sberleffi del treno che lo sorpassa ghignante mentre lui si inchioda in mezzo al traffico. Ti spaccheranno il culo” ricordate? Questo fu il mio monito.

E infatti, manco a dirlo, le sue chiappe cominciarono a prendere le distanze l’una dall’altra. Dapprima, proprio avendolo voluto guardare, si sarebbe visto l’orello in tensione, con le membrane tese. Poi, sempre che qualcuno avesse voluto guardare, avrebbe visto sbocciare come un fiore tra quelle natiche pelose. In realtà era il suo ano che si tendeva fino all’inverosimile. Fino a lacerarsi direte voi. E invece no! Il cratere reggeva, non franava, eppure continuava ad allargarsi. Fu così che il mio amico si ritrovò con una chiappa a Fermo e l’altra a Pedaso. In mezzo, troneggiava quell’orrendo buco nero, che minacciava la sicurezza dell’intero tratto autostradale. Tanto che quell’incredibile buco fagocitò non si sa quante persone: si dice che più di dieci vite al giorno si spensero nel fosso. Di loro non si seppe mai più niente. Stanchi di tutto questo, i cittadini si organizzarono e passarono alle vie di fatto, assicurando quelle due natiche ad altrettante mongolfiere, in modo da liberare la strada. In questo modo ecco che le due chiappe fluttuavano l’una sopra Fermo, l’altra sopra a Pedaso. Ma, inevitabilmente, sopra la città troneggiava quell’orrendo orello gigante, ormai del diame tro di svariati chilometri.

Il mio amico intanto lavorava al frantoio, col culo schiantato. Gli automobilisti fagocitati non gli davano noia, neanche ci faceva caso, doveva averli già digeriti. Quello che più avrebbe dovuto preoccuparlo era un’altra cosa: il suo buco era come un ricettacolo di schifezze varie. Gli entrava di tutto: smog, pulviscolo, detriti, veleni. Si riempì ben presto di queste lordure. Ma il peggio doveva ancora venire, amici miei. Sì perché il suo organismo, poco abituato al lavoro, fu subito debilitato dalle mansioni affidategli al frantoio e iniziò a rigettare tutte le impurità che l’ingordo ano andava divorando. E cominciò ad espellere tutto sotto forma di orrendi peti. Di lì a poco la situazione andò precipitando: l’inquinamento crebbe per effetto delle sue deiezioni gassose, che venivano poi reincamerate e di nuovo riespulse. Il ciclo perverso era ormai ingovernabile. Il lavoro l’aveva trasformato nell’artefice della sua stessa disgrazia.

Come è finita? In realtà non è finita. Lui venne incluso nel protocollo di Kyoto, lo potete trovare alla voce “Italia – Marche: fonte di polluzione da normalizzare”. A tutt’oggi, per 30 lunghi, interminabili chilometri, come l’occhio di un dio severo, il buco del suo culo sovrasta ancora la costa Adriatica.

© Daniele Galassi
racconto disponible in pdf nella sezione SCRITTI – RACCONTI BREVI
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Un pensiero su “IL FRANTOIO (racconto breve)

  1. ecco cosa faceva quell’urologo col dito indice puntato verso il cielo su una piazzola dell’autostrada poco prima di Ancona. che sfigato il tuo amico, così giovane a già ha problemi di prostata…
    il raccontino non è male, ma poteva essere sviluppato ulteriormente perché così com’è, almeno mio modo di sentire, resta un po’… campato per aria.
    : )

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