Musicisti: ecco perché abbiamo rotto i coglioni

E’ un po’ che lo voglio dire. E oggi lo dico. E forse qualcuno, ammesso che qualcuno legga fino in fondo, si incazzerà o si risentirà. Pace. Tutti i musicisti, professionisti e non, hanno un tratto in comune: frignano.

Non ci pagano. Non c’è pubblico. Non si suona. Non c’è feedback. I tour non sono remunerativi come una volta. Non si vendono più i dischi. Non ci sono i locali. E che cristo, non ci sono manco più le groupie.

Tutto vero. Ma in questa situazione melmosa, qualche responsabilità dei musicisti stessi io inizio a vedercela.

Mi domando: cosa fa il musicista nell’era del web 2.0?

Mi rispondo: SI FA UN MARE DI SEGHE 2.0

Mi traduco: posta di continuo contenuti su sé stesso. Sé stesso che suona, sé stesso che trascrive, sé stesso che edita, campiona, mixa, masterizza, coverizza, xxx-izza. Sempre sé stesso. Non mi riferisco a quando pubblica la sua musica o un suo concerto. Parlo del suo vomitarsi su tutti i canali disponibili. In tutte le salse. Continuamente.

Il valore di una cosa è in funzione della sua scarsità.

Al musicista 2.0 credo sfugga questa regola fondante dell’economia. Intesa non come più sei scarso e meno mi ti filo, ma come meno sei arrivabile e più acquisisci valore. Se trovate questo discorso troppo reificante, perché credete che la musica non sia un mero prodotto, la butto su un altro piano:

Il meccanismo che fa scattare l’adulazione verso un modello è di tipo aspirazionale/imitativo.

Noi, poveri stronzi, vorremmo essere come lui, il modello. Pertanto dobbiamo percepire una distanza col modello in questione. Se lui si avvicina troppo, non siamo tanto noi a diventare come lui, ma lui a diventare come noi. E il giocattolino si rompe. Il modello non ci intrippa più.

Ma un momento, fermi tutti: Internet accorcia le distanze! Internet favorisce il contatto coi fan! Oh, figata, Internet è democrazia!

Appunto. Solo che non sono i primi ministri che escono vincitori dalle urne ad essere adulati. Quella è una sorte che spetta gli imperatori figli degli dei.

Proviamo con un confronto diacronico e viriamo al nocciolo della faccenda, che su schermo si legge male e il capoufficio va a finire che vi sgama.

Inizio anni ’80, da qualche parte del globo: suonano i Van Halen e non si sa cosa diavolo sia un tapping. Si sa solo che è fico e tamarro oltre ogni decenza. La gente sgomita, suda e smadonna sotto i palchi di mezzo mondo per cercare di capire che cosa combini Eddie con quelle manacce.

Ma che cazzo starà facendo? Boh?!?!?!!?

Ma lui nel momento clou, quando le note impazziscono, ecco che si gira di spalle.

E’ stronzo o cosa? !

No, non era stronzo. Era una rock star perdio. Proteggeva il suo capitale, la sua immagine. Proteggeva il suo status, cosa che gli avrebbe permesso di calcare ancora quelle scene. Eddie alzava il palco di diversi metri. Lui lassù, tu ultimo degli stronzi laggiù, nella fossa. A sbavare (pagando salato).

2015, in ogni parte del mondo: il gruppo avviato, con qualche tour sulle spalle, magari un paio di dischi che hanno fatto discutere nel loro ambito (edito postumamente in neretto perché dai commenti sembra che si frainteda a quali realtà io mi stia riferendo – NDA). Professionisti, semiprofessionisti, morti di fame, chiamateli come volete. Ecco il chitarrista nella sua cameretta o nel suo “studio” che ci spiattella gli assoli del suo disco su Youtube, poi li ricondivide caparbio su FB, poi ce li spamma su Twitter e persino su Google + (tutto fa brodo). Poi tocca al batterista, che ci seziona i suoi pattern track by track ricorrendo a costose GoPro piazzate nei punti nevralgici, magari ci fa un pensierino pure il bassista (sempre che la sua sete di autocompiacimento riesca a vincere la sua proverbiale pigrizia). Tutto votato alla ricerca famelica di Like e visualizzazioni. Che di solito pochi portano a termine.

Perché dai, diciamocelo…

calma

Il confine tra ciò che è utile per la propria professione/immagine (vedi la didattica o un CV artistico) e ciò che invece può risultare deleterio è labile, ma credo che dovremmo imparare a fiutarlo da subito, dopo quasi venti anni di web e dieci di social. Forse il musicista si sta scavando la fossa da solo, sta abbassando il palco sul quale veniva adulato, centimetro dopo centimetro.
Mi chiedo se magari, passata la sonora sbornia da intimo contatto col fan a portata di click, l’artista lungimirante non debba rinunciare a qualche Like mentre performa in garage e imparare a girare un po’ le spalle come faceva quel volpone di Eddie. Magari solo di 3/4, dai.

Ragazzi, il mondo è un postaccio, il calcio tirerà sempre più dei dischi e dei live di noi straccioni confinati in un limbo senza fine, ok. Per non parlare dei culi, delle tette e dei gattini. Cristo, quanto tirano i gattini. Ma noi ci abbiamo messo del nostro. Dai, abbiamo davvero rotto i coglioni.

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99 pensieri su “Musicisti: ecco perché abbiamo rotto i coglioni

  1. L’ha ribloggato su squarcidisilenzioe ha commentato:
    Tutto condivisibile. Mi permetto di esortarvi a sostituire alla parola “musicista” la parola “scrittore” e il gioco è fatto 🙂
    Grazie a Daniele Galassi per la stimolante domenica mattina
    Chiara

  2. Finalmente. Qualcuno che capisce qualcosa.

  3. sono pienamente d’accordo con quello che dici. ma l’alternativa qual’è? girare le spalle?

  4. Mi spiace tanto, ma ad aver rotto i coglioni sono quelli come te. Già ti vedo: birretta sulla panzetta, fuori dal locale, a cristonare insieme ai tuoi 4 amichetti su come il mondo va a rotoli. Che poi sono quelli come te i primi a pubblicare e cercare like come un ossesso. E invece poi trovi quelli come me, che si fanno il culo e che rispettano gli altri che si fanno il culo, nonostante gli “scrittori” come te che remano contro. Sempre comodo prendere posizione contro una certa categoria di persone… Non hai certo scoperto l’acqua calda puntando il dito contro l’epoca dei selfie, ma non abbiamo bisogno di sapere che tu andavi a vederti Van Halen per ricordare che si ha nostalgia di quando bisognava davvero imparare a suonare per emergere e aggiungere qualcosa di nuovo alla musica. Siamo nel 2015, i tempi sono cambiati e che ci piaccia o meno, internet le barriere le ha abbassate, il fenomeno della rockstar misteriosa è bell’e che andato, se ne sono accorti gli U2 e Lady Gaga che rispondono ai messaggi su twitter. Al giorno d’oggi è proprio chi si vuole credere inarrivabile che si ritrova chiuso in cameretta, come dici tu. Siamo tutti chiamati a condividere, si cambia, sveglia…Trovo il tuo articolo di una superficialità spiccia, altrochè gattini, tu ci dai proprio via.

    • Sergio Sergio non mi hai capito. Ho usato sempre la seconda persona plurale. Mi metto io stesso in discussione. Se sto su un palco, italia o estero che sia, e la serata è un pienone sono contento. Se è un flop non mi lamento sterilmente: mi interrogo se abbiamo delle responsabilità come musicisti. Se non abbiamo esagerato in qualcosa, se non siamo corresponsabili della perdita di interesse a parità di qualità. Ah, la birra no. Io sono per il vino rosso e qualche amaro.

    • l’articolo inizia così: “i musicisti frignano”
      hai appena provato la teoria.
      detto amabilmente da uno che ha probabilmente fatto più tour di te…

      il concetto che sta alla base è molto semplice e tu non lo capisci o vuoi capire.
      il mondo è cambiato? bravo, (chi ha scoperto l’acqua calda? aridimmelo…) peccato che tu non
      abbia capito in che modo è cambiato.

      confondi il significante col significato.
      pensi davvero che “Siamo tutti chiamati a condividere”?
      davvero davvero?

      o siamo, prima di tutto, chiamati a confrontarci con una concorrenza molto più agguerrita
      e molto più ampia e successi sempre più effimeri, proprio perché non conoscete il concetto
      di utilità marginale e a forza di condividere date tutto, troppo, tutto insieme, al punto che
      chi se ne frega di te fra sei mesi?
      ci saranno 8 mila tuoi cloni a quel punto, se il tuo modello ha funzionato anche solo un po’.

      nel mondo cambiato, solo DOPO che sei diventato il più bravo del mondo a fare
      qualcosa (che potrebbe anche essere scaccolarsi, l’importante è che tu sia il o tra i più
      bravi al mondo), dopo che GLI ALTRI avranno parlato di te, puoi permetterti di farlo tu, forse
      e con moderazione.

      gli U2 e Lady Gaga pagano gente per rispondere su youtube, come prima pagavano
      gente per rispondere al telefono e alle lettere.
      come sua moglie ti apriva la porta quando i tuoi amici ti obbligavano ad andare a casa
      Vox durante una vacanza in Irlanda.
      pensi che la distanza sia davvero quella?

      piuttosto ingenuo da parte di uno che a parole ha la verità in tasca.

    • Gran concetto di “rispettare gli altri” ecc., quando dalla prima riga in pratica fai supposizioni su una persona che credo non conosci per nulla. Notevole, davvero.

  5. Su “diacronico” mi sono trasformato in Nanni Moretti per qualche secondo e stavo per mollare, anche perché stavo cercando di passare sopra al “reificante”, ma alla fine l’ho letto tutto. Capisco perfettamente dove vuoi andare a parare, ma cercare di spiegarlo tirando il parallelo “com’era prima” e “come dovrebbe essere” mi pare una strunzata, nel senso che posso essere d’accordissimo ma anche no. Certo se poi mi parti di Van Halen non mi aiuti.

    Comunque sul tapping: https://www.youtube.com/watch?v=u7M8L1rAUsI

    Comunque la gente dovrebbe un attimo calmarsi e farsi qualche risata in più, credo.

    Nicola (musicista)

    • Eh eh si quel video è grandioso. Ed era solo un esempio. Sono d’accordo con te, la mia è una provocazione che vorrebbe seminare qualche dubbio non dare certezze. E naturalmente il buonumore prima di tutto.

      • Che poi di base il problema è che la band in questione fa schifo, altrimenti il problema si eliminerebbe alla base e ben vengano i mille post in mille social 🙂

      • Honlasciato appositamente il fattore qualitá fuori…A parità di qualità mi chiedo quanto una sovraesposizione sia realmente produttiva. Semmai parlerei di natura del contenuto condiviso…cioè è davvero necessario vivisezionare un disco ad esempio? Pattern per pattern? Nota per nota? Ci fa davvero bene come musicisti o solletica solo il nostro ego 2.0 e alla lunga può essere nocivo?

      • è un discorso difficile e per forza di cose il fattore qualità ci entra, secondo me.. io personalmente se vado veramente in fissa per qualcosa mi piace andar a scandagliare tutto il possibile e mettere mi piace ad ogni singola minchiata che viene pubblicata.. però sì, spesso sembra quasi che ci si preoccupi più dei post e delle foto patinate con gli hashtag, lasciando il fare musica decente come cosa secondaria da fare nei ritagli di tempo.. ovvio che quando è così sono dei poser e basta.

      • Non mi fa rispondere al commento preciso di Daniele poco sotto. Ma il problema è che la qualità, quanto vali per il pubblico, gli appassionati di un genere ecc., lo puoi capire se più persone possibili hanno modo di ascoltarti/vederti (su un palco magari col resto del gruppo, non in cameretta da solo, chiaro) e quindi di giudicarti, quindi il farsi trovare, vedere ed ascoltare bene o male conta eccome per avere statisticamente una certezza maggiore riguardo l’esito del giudizio. Perché farti giudicare solo da 4 amici in croce o conoscenti vari o cmq poche persone, magari beccando per sfiga anche chi ci capisce poco, non conosce che pochissimi altri gruppi del tuo genere o meno e quindi non può sapere qual è il livello medio oggi ecc., è molto molto inaffidabile come polso della situazione per farti capire appunto come ti vedono dall’estero, la tua musica, voi come musicisti ecc. E anche se sei già più o meno noto in realtà la cosa vale lo stesso, perché vorresti prendere sempre più pubblico e perché no, anche essergli “simpatico”, “vicino” in un certo senso, e coi mezzi di oggi è possibile e vedendo che porta vantaggi a molte band underground o anche più o meno note appunto, i gruppi li utilizzano quei mezzi per promozionarsi. Poi di preciso cosa intendi e a chi ti riferisci con gruppi o musicisti che “vivisezionerebbero” i loro dischi ecc., non ho ancora capito, io non ne vedo tantissimi in quel senso, al massimo chi ti suona qualche riff dal disco in studio o da casa sua o da dove sia, o un assolo ecc., ma non certo tutto il disco in quel modo.

  6. “Comunque” l’ho detto? Scusate, credevo si potesse editare.

  7. Questo articolo è un sospiro di sollievo.

  8. Ehm, usare le unghie dei gattini come plettro? Cantare palleggiando? Suonare in topless? (Dopo essersi fatto innestare delle protesi al silicone, se si è maschi…)

  9. da non musicista, non scrittrice, praticamente anonima persona musicalmente incolta e poco fantasiosa… un applauso. La sovraesposizione danneggia tutti, persino gli anonimi come me. Lasciare qualcosa alla fantasia, lasciare qualche dubbio, lasciare spazio. Costringerci ad estenuanti ricerche per sapere qualcosa di più… quello è il vero brivido.

    • Vale tra l’altro cmq anche in generale il discorso dell’apparenza per molti. Basta dire, per esempio, che soprattutto guarda caso quando non sanno cosa replicare in una discussione, su FB soprattutto, o fin dalla prima risposta se tu avevi fatto una critica magari a qualcosa sulla rispettiva pagina (che sia un locale, una band ecc.) ed evidentemente è andata a segno essendo motivata e tutto, iniziano a sparare cose come “ma tu chi sei? Non hai una foto quindi non vuoi far vedere chi sei e blablabla”, come se anonimo fosse uno che non ha foto sue su FB (non obbligatorie per nulla, tranne se uno usa FB proprio per farsi trovare da vecchi amici magari, o ex compagni di classe ecc., ma pochissimi da sempre lo usano in questo senso, ma invece per conoscere gente nuova come prima myspace, prima ancora i forum, poi ancora prima i newsgroup ecc., o semplicemente chi per ego o meno vuole mostrarsi con una o più foto sue o insieme ad altri ecc.) e non chi ad esempio come molti usa nomi finti, nick, o solo in nome ma senza in cognome a volte, o posta sempre usando una pagina generica che ha creato su qualche argomento o meno e via dicendo. Come se non contasse solo la sostanza di quello che uno dice e possibilmente motiva al meglio, ma si dovesse vedere per forza chi sia, o meglio che aspetto abbia…boh…davvero cose bizzarre per me che invece punto sempre praticamente sulla sostanza, soprattutto nelle discussioni, reali o virtuali che siano.

    • And since I seem to have not commented enough on this entry yet…I don’t have early HP tickets, but I did pay extra to go to an early Narnia scnneeirg.

  10. Sono i musicisti ad aver rotto i coglioni?
    Sono quelli che studiano?
    O forse sono i talent show, o la DeFilippi?
    Loro no? Ti scagli contro i musicisti perché forse sei un cazzo di fallito?
    Vai a studiare..!
    Sei ridicolo…!!!
    La tua pochezza non è degna neanche di considerazione, usa il cervello ignorante.
    Saluti.

    • credo che tu non abbia capito una emerita mazza dell’articolo. riprova.
      Confidiamo un pò tutti in una riappropriazione della capacità di lettura e comprensione. Magari la prossima generazione.
      e non insultare, se ci riesci.

    • BUAHAHAHAHAHAHAHAH…tipico “itagliano” con la solita replica qualunquista a caso senza alcun senso, coerenza, buttando dentro cose a casaccio appunto ecc.

  11. Ehi ehi Jack….magari hai anche i tuoi buoni motivi o le tue buone ragioni ma lo stereotipo del rockettaro burbero è crollato da tempo….son tutti lì a togliersi il trucco da MarylinManson, dopo aver postato l’ultima sūra musicale, pronti ad aspettare, in vestaglia e con la tazza di tisana, che qualche centinaio di bimbiminchia apprezzino “il verbo” divino della starletta senza poesia ma con tanto tanto fard!!!! Chi ama la Musica dovrebbe chiederselo perchè in Italia le piazze le girano quelli che indossavano la tuta nella sfida settimanale….perchè “dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior”!!!!!

  12. Prova per un’istante come non hai fatto mai a non pensare a niente dimenticare tutto ciò che sai!

    • Fatto….l’istante è stato un secolo…..adesso vado a rivedere le statistiche d’ascolto del festival dei fiori e mi rimetto a posto l’animo…che il gregge ascoltatore di “sole, cuore e amore” vuole post edificanti e chiappe mezze nude….meglio se le due cose contemporaneamente… Miley Cyrus docet!

  13. E’ come se io insegnassi a tutti come tramutare l’acqua in vino e poi aprissi una enoteca. Poi mi dovrei chiedere perchè nessuno viene a comprare il vino da me?

    • Guarda che se anche un musicista più o meno bravo ti fa vedere come si suonano certe cose, suoi pezzi o altro che siano, e tu li vedi e suonicchi già o vuoi imparare ecc., non è che automaticamente impari in 5 minuti o anche giorni o mesi se sei totalmente scarso, non portato per la musica o cmq per quello strumento ecc., anche se ami alla follia quel musicista e la sua band e lo guardi sempre in tutto quello che posta ecc. E del resto cmq in generale allora chi vuole imparare a suonare in un certo modo, e certi trucchi e via dicendo non dovrebbe andare da un insegnante (privato o in scuola che sia o addirittura al conservatorio ecc.) almeno inizialmente? E’ normale, ci vanno e ci sono andati in un casino di musicisti, ma non è che tutti diventavano poi grandi compositori o talentuosi cmq e personalissimi nello strumento e via dicendo, per nulla, perché in un certo modo e con certe doti, soprattutto compositive ma anche di predisposizione naturale e abilità sullo strumento, capacità di imparare cose nuove in maniera velocissima ecc., ci nasci o nulla, non puoi diventare tale, hai voglia di guardare i grandi quanto ti pare. Quindi il tuo parallelo è un po’ fuori luogo.

  14. Oltretutto: un musicista non suona (non dovrebbe suonare) per altri musicisti, suona principalmente per gente che vuole apprezzare ciò che entra nelle orecchie ma che non è minimamente interessata a “come si fa” a produrlo, né avrebbe la competenza per apprezzarlo nei suoi dettagli. Nella mia prospettiva la dovizia di particolari con cui ci si dilunga ad illustrare ed auto-documentare le proprie tecniche è tendenzialmente inversamente proporzionale al grado di interesse di ciò che si produce: a me da ragazzino piaceva il riff di Jump! perchè era figo, e basta: che arrivase da una chitarra midi, da un organo a canne o da whatever era, e rimane, un trascurabilissimo dettaglio.

    • In realtà c’è ogni tipo di ascoltatore e che ha competenza varia a seconda dei casi anche tra chi non suona a sua volta (o non a livelli minimamente professionali cmq) e quindi al 99% non ha mai studiato musica in senso reale, teorico/tecnico o qualche strumento prendendo lezioni ecc. E anche l’altro è un luogo comune, anzi un’opinione tutta tua direi, visto che nessuno decide per chi suonare, a chi rivolgersi, ognuno fa la sua musica (chi fa la propria e non cover almeno), scrive e suona come vuole e lo stesso i suoi compagni di band, e poi vedrà se mai dopo se è apprezzato in media di più da “profani” o da altri musicisti di livello vario. Il considerare però i musicisti come fosse una categoria di ascoltatori particolare o addirittura “minore”, inferiore nel senso che guarderebbero magari più che altro l’aspetto tecnico-formale della musica e non quello emozionale, come fossero “semplici” ascoltatori/appassionati normali insomma, è un po’ ridicolo e anche offensivo per tanti musicisti che in realtà della grande tecnica o di conoscenze di un certo tipo davvero nella musica e tantomeno di guardare solo quegli aspetti quando ascoltano gli altri, se ne sono sempre fregati, molti di loro magari pur più o meno talentuosi non hanno mai studiato un cazzo né di musica in generale né sul loro stesso strumento magari, suonano più o meno bene ma perché portati, con un certo talento ma ad orecchio insomma, non saprebbero dirti magari come si chiamano alcune cose che suonano, o capire al volo il nome di una scala e cose così. Ripeto anche a te: molti oggi mostrano cmq certe cose perché gli viene richiesto in pratica dal pubblico, dai fans ecc. Senza contare che tra chi fa regolarmente video per mostrare come si fanno certe cose, alcuni (pur suonando anche in band fisse roba loro magari in tanti casi) sono degli insegnanti privati, certi le fanno anche online le lezioni quindi potenzialmente il loro pubblico può essere anche tra chi sta più o meno lontano da lui, quindi quei video messi liberamente in rete o sulle loro pagine servono in realtà per trovare clienti, allievi insomma, quindi per lavorare e guadagnare, non è che li fanno così tanto per mostrarsi o rivelare a tutti certe tecniche, trucchi o uso di certi effetti, macchine, tecniche di registrazione e via dicendo, sono invece proprio degli estratti, dei trailer, di quello che verrebbe trattato in privato con l’alunno di turno nelle sue lezioni, a pagamento ovviamente quelle.

  15. Mi spiace, sono tutte seghe mentali. O sai suonare o non sai suonare (con la variante del far finta di saper suonare). E’ tutto qui.

    • mi spiace. non hai capito il discorso. nessuno parla di tecnica. si parla di quanto sia producente nel lungo periodo inflazionare e svelare ogni virgola.

      • Dico solo che se nessuno sulla faccia della terra avesse la minima volontà di svelare i trucchi e rispondere a certe domande ai curiosi che se le pongono nessuno di noi sarebbe diventato musicista, e nemmeno van halen avrebbe iniziato a suonare, già perchè il tanto famigerato tapping non l’ha inventato lui come in molti ancora credono. Con l’era di internet e dei social network tutto è diventato più facile e accessibile, per non parlare del numero di insegnanti, scuole, accademie talent show e minchiate varie, il numero dei musicisti è aumentato, e con loro anche il livello rispetto agli anni passati, questo porta ad avere più concorrenza a livello locale è vero, ma è anche vero che la bravura di un musicista rimane cmq nella nostra unicità e nella nostra storia che abbiamo da raccontare, mai nel numero di note che eseguiamo in un secondo o di quanto sei bravo ad imitare van halen o paul gilbert o a suonare del fusion (visto che oramai se non sai suonare del fusion non sei degno di fare il turnista o cmq il professionista). Se sei un musicista con della personalità nessun clone di van halen ti farà mai concorrenza, io la penso così…poi per il problema dei locali, cachet e ignoranza dei gestori la matrice è un’altra, lì gioca molto la cultura del nostro paese e quanto stia cadendo in basso su tutti i settori e non solo quello musicale…

      • Kevin, veramente soprattutto un tempo i musicisti in erba imparavano a orecchio i pezzi, la parte del loro strumento almeno, dai dischi, stop, anche perché non c’era altro modo, gli spartiti ufficiali (solo cartacei una volta e a pagamento nei negozi classici ovviamente, il web non c’era) sono anche quelli da sempre pieni di errori e omettono anche apposta vari particolari su come si ottengono davvero certe cose, suoni, passaggi ecc., e poi costavano appunto quindi uno magari preferiva comprare un disco nuovo che uno spartito di un disco che aveva già, e video dove ti mostravano i musicisti stessi delle band come si suonavano i loro brani anche quelli non ce n’erano molti, non li faceva quasi nessuno, né i video didattici in generale, che li hanno fatti più che altro tutti quelli che a loro volta non avevano imparato certo in quel modo, ma appunto per puro talento personale, a orecchio o da lezioni private iniziali magari da un normalissimo insegnante ecc. Tanto se non hai orecchio per tirare giù dai dischi stessi la tua parte allora è meglio lasci perdere, non impareresti mai nulla nemmeno con tutte le lezioni del mondo, a meno di cose e passaggi davvero particolari. Uno diventa musicista o cmq si mette a suonare uno strumento, al di là del livello a cui arriverà, perché ama la musica e vuole farla anche personalmente, pensando di avere cose da dire, quindi cercando di comporre musica propria, il più personale possibile magari o cmq quella che piace come stile e tutto. Non è che diventi musicista perché sei curioso su come si fa questo o quello che hai sentito in un disco, quello viene dopo se mai, quando suoni già. Nessuno ha “inventato” nulla dal nulla nella storia della musica ma anche dell’arte in generale direi, è sempre una rielaborazione di influenze varie che uno ha, quello che ama ecc., ma c’è chi è ed è stato più personale e chi molto meno, chi ha avuto intuizioni notevoli e portato al massimo splendore una cosa che magari era già stata fatta o accennata ma in modo diverso o in contesto diverso o ancora con suoni e strumento diverso magari. Anche il tapping quindi bisogna vedere come lo intende, per capire chi l’ha se mai “inventato”. E ovviamente sarebbe sempre da dimostrare che non è stato un caso, cioè due artisti che indipendentemente sono arrivati (nello stesso tempo a volte o anche a distanza di anni uno dall’altro) alla stessa soluzione, alla stessa tecnica e “invenzione” pur non conoscendosi, quindi anche chi l’avesse fatto prima non era stato conosciuto dall’altro venuto dopo e che c’è arrivato da solo a sua volta appunto (e paradossalmente il primo invece potrebbe aver “copiato” da qualcuno precedente che aveva sentito). Soprattutto quando si parla di nomi che erano sconosciuti alle masse e spesso anche a tantissimi colleghi, è improbabile pensare che altri venuti dopo li conoscessero appunto e avessero “copiato” di proposito. Veramente anche la tecnica media e non solo a livello underground, secondo me ancora oggi non è mediamente superiore a quella di un tempo, almeno a quella di tutti i grandi, per come vedo la tecnica io, c’erano mostri già un tempo, per non parlare della personalità che avevano appunto, del suono e stile riconoscibile uno dall’altro senza problemi, dei pezzi stupendi che sapevano scrivere, di come sapevano tenere e “incendiare” un palco (spesso letteralmente, tra l’altro, a fine concerto), quindi andrei piano anche col discorso che il livello tecnico in generale sarebbe meglio oggi, anche perché oggi il musicista di qualsiasi strumento è aiutato, spesso anche live, da una marea di aggeggi, aiutini vari, compensatori di sbavature di suono o proprio di esecuzione anche spesso ecc. che una volta non c’erano per nulla…vorrei sentire tanti giudicati “iper-tecnici” oggi suonare strumenti e strumentazione in generale di un tempo…sarebbe interessante credo per fare un confronto più giusto. Difficilissima anche la minima personalità oggi ormai però (soprattutto da parte di band e musicisti all’inizio, giovani, spesso infoiati pazzi di un solo gruppo o 2-3 e quindi inevitabilmente vengono plasmati da quelli e basta), ormai da anni e anni è stato fatto e sperimentato di tutto e di più sia come misto di stili che suoni e tutto, tecniche varie sugli strumenti e via dicendo, chiunque abbia una cultura decente almeno sente sempre al volo i riferimenti vari, più o meno netti, nel 99% delle band in circolazione più o meno recenti.

  16. Noi musicisti abbiamo rotto i coglioni? Riflessione interessante è in buona parte condivisibile sul mistero e il successo. Unica obiezione: per essere misteriosi occorre avere già un pubblico, quindi non se ne esce. Manca un altro ruolo: il mecenate, o investitore, a lungo termine e non solo per il tempo di un singolo e se va male a casa. L’arte ha bisogno di tempo, i migliori hanno avuto un percorso di crescita che ora non viene concesso a nessun esordiente.

    • Ma io ho portato come esempio una band/artista già piazzata sul mercato. E’ li che io sospetto ci sia lo spazio per l’errore. Non ho parlato di esordienti totali.

    • Ma oggi di solito non trovi nemmeno chi ti produce (nel senso di un tempo, cioè non stampare solo il cd fatto e finito e inciso a spese della band, ma pagando tutto il procedimento) un singolo senza chiederti soldi a te o cmq il master finito del pezzo o pezzi che poi lui o tramite etichetta amica o collaboratrice sua e dintorni stamperà in tot copie (chiedendo di comprare anche subito alla band stessa una parte di esse da rivendere poi per conto proprio) e distribuirà più o meno bene nei suoi canali, ma senza fare poi della vera promozione per far conoscere la band e l’uscita appena prodotta ecc. Certo, ma va ribadito che pochissimi, un’infinitesima parte di tutti quelli in giro oggi possono dire di fare “arte”, ma anche semplicemente di avere un potenziale per piacere ad un numero decente di persone o appassionati in particolare del relativo stile tale da far valere la pena all’addetto ai lavori di turno di investirci anche relativamente, si torna lì.

      • _Mej0_Salahidine&#823i;…..Mimn complimenten keer op keer zet je een geweldig stuk Ik vind het zo leuk hoe je het verwoordt…..het is alsof je mijn gedacht op papier hebt gezet & inderdaad die tv serie’s zijn gewoon…….GADVER, zo nep allemaalstop er wat realiteit in en BAM…..je hebt een top seriemyn mening dannhoop snel weer wat van je te lezen

  17. Secondo me, la superficie del problema non è stata nemmeno intaccata. Dalla dissertazione sulla variazione dei comportamenti del musicista negli anni manca ogni menzione all’attore principale del mercato musicale quando c’erano i Van Halen.

    – Le major discografiche

    Da quando è nato il mercato del disco, fino alla fine degli anni ’90, le major hanno costruito e mantenuto un ruolo molteplice finalizzato alla creazione, al mantenimento e allo sfruttamento economico di un panorama di artisti controllato e strutturato secondo fini di mercato.

    I tre ruoli fondamentali erano:
    1) talent scouting. Ossia la ricerca di potenziali artisti da sfruttare e la conseguente creazione di un’elite LIMITATA su cui conveniva investire, prestando enorme attenzione a non “bruciare” artisti concorrenti e delineando bene gli spazi di potenziale utenza per ogni nuova proposta.
    2) produzione. Ossia l’investimento di cospicui capitali nel processo che portava un bravo strimpellatore a divenire una star, finanziando esosi studi di registrazione e quotati professionisti in grado di rendere accattivante un disco, ma anche costringendo l’artista a non uscire da determinati confini stilistici e bacini di utenza che gli erano stati dedicati e riservati.
    3) marketing. Ossia l’insieme di operazioni legate alla collocazione efficace del prodotto su un mercato pensato, gestito e suddiviso con attenzione sin dal punto 1. E’ qui che l’artista eletto veniva trasformato in mito, in star, è qui che veniva indotto un bisogno di quel particolare artista nell’utenza, è qui che veniva costruita l’utenza. La distribuzione era capillare e il prezzo (elevato) era determinato da una logica corporativa che mirava a non svalutare il prodotto mantenendo il clienti lontani dall’esaurire la limitata offerta di titoli, cosa che avrebbe costretto le case discografiche a rompere l’equilibrio magico e saturare disastrosamente il mercato. Parallelamente il prezzo elevato permetteva di creare una efficiente rete di distributori e rivenditori interessati economicamente nella efficace valorizzazione e commercializzazione dei prodotti.

    Con gli strumenti informatici domestici, che hanno cominciato ad essere diffusamente disponibili dagli anni ’90, le cose sono cambiate di parecchio. E’ facile per chiunque allestire un piccolo home studio digitale con il quale è possibile autoprodursi un disco. La spesa è irrisoria.

    1) il talent scouting non serve più. TUTTI hanno diritto di diventare artisti e avere accesso ad un processo produttivo discografico, senza dover sottostare a linee guida stilistiche, senza cura alla suddivisione del mercato, senza cura all’esistenza di un mercato. Finalmente esiste un diritto realmente DEMOCRATICO ad essere artista.
    2) la produzione, come detto, non necessita di alcun investimento di capitali e oggi si fa un disco con 500€. Forse non tutti possono accedere a buoni produttori artistici, ma il potenziale pubblico non è sempre in grado di accorgersene, anzi quasi mai.
    3) per il marketing c’è internet. Siti web, social network, youtube, soundcloud, blog vari, millemila riviste online di “critica musicale”, fino ad arrivare ai tanto vituperati sistemi di condivisione peer-to-peer. Naturalmente è impossibile per chiunque disciplinare e settorializzare un mercato così composto, anche se realtà come iTunes ci stanno inutilmente provando.

    Il mercato non è più suddiviso, non esiste più una scena riconoscibile, sono saltate tutte le scale, tutti i criteri di valutazione e di scelta da parte di un potenziale acquirente. Le infinite produzioni discografiche vengono percepite come rumore di fondo, come normalità, senza picchi, senza elementi notevoli. Non si accede più al disco perchè non se ne avverte il bisogno, perchè il bisogno non esiste più, non esiste più un’industria globale fiorente interessata a costruire quel bisogno.
    Improvvisamente un’enorme moltitudine di artisti e di produzioni si affaccia su un mercato costruito per essere elitario e ben suddiviso, saturandolo inevitabilmente.

    I cd si vendono al banchino dopo i concerti e non servono più a produrre reddito, ma a coprire le esigue spese della loro produzione e per promuovere nuove date in piccoli locali con piccoli cachet.

    Il tradeoff “informatico” ha trasformato il business elitario e remunerativo della musica in un diritto diffuso di espressione non monetizzabile.
    Insomma abbiamo barattato lo starsystem con un diritto diffuso.

    Se negli anni ’80 tutti i miei amici possedevano gli stessi 20 LP, i ragazzi di ora ascoltano un panorama molto più vario e personalizzato, la musica è diventata una vera forma di espressione senza vincoli, mentre prima era una corsa a riempire gli slot stilistici decisi dall’alto.
    Inevitabilmente ciò distrugge le artificiali prospettive di arricchimento che l’impero delle major aveva costruito per i loro pochi adepti e, inevitabilmente, obbliga a smettere di considerare la musica come professione remunerativa.

    Non ho ancora capito se ciò sia un male o un bene, ma sono propenso per la seconda.

  18. Dopo questo breve scritto credo che:imbraccerò la chitarra,mi vestirò da gattino e farò 25 mila soli improvvisando su una backing track di you tube mentre faccio record di palleggi col pallone!!

  19. Io mi trovo dall’altra parte…. Ho un piccolo localino..punto sulla qualità e su chi fa cose proprie in qualsiasi ambito ( rock, blues ecc ecc ).
    Secondo me il problema sta da un’altra parte..(premetto che se fosse per me farei live tutte le sere)
    Abbiamo iniziato facendi live 5 giorni su 7, dopo 4 anni si è ridotti a farne solo 1, il problema è che la gente non esce più per andare a sentire la musica o , se ci va, è solo per andare a vedere i grandi nomi spendendo anche 200€ di biglietto.
    Da te, 10€ con 1a consumazione sono tanti ! Poi ci si mette la Siae ecc ecc significa che tra spese, Siae e Cachet (metti 250€ di cachet ) ti partoni 600€ come minimo e poi ti ritrovi 30 persone se ti va bene….
    A questo punto non si fa più live e conviene chiudere.
    Infatti molti locali, dove si faceva live a Milano, hanno chiuso…e con grande dispiacere.

    • Non so se lo conosci già e nel caso quanto sei d’accordo o meno e sicuramente ci sono tanti fattori in ballo, dipende anche da zona a zona, da tipo di locale o meno ecc., ma questo articolo secondo me riguardo soprattutto il discorso programmazione e opzioni possibili, promozione dell’attività ecc. è azzeccatissimo e giustamente molto famoso e postato in giro da quando è stato scritto ormai anni fa (si svilupparono moltissimi commenti, anche solo i primi normali e non da FB che sono stati aggiunti in un secondo tempo, tra cui anche molti miei con nick “The Sentinel”, per replicare ad altri vari, di solito per smontare le cavolate e luoghi comuni che sparavano): http://www.rockon.it/opinioni/caro-gestore-di-locale-con-musica-dal-vivo

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  20. Intanto siamo già passati al 3.0…….e comunque è un tuo personale punto di vista che condivido solo in minima parte, non è giusto che spari a zero su tutti i musicisti perchè solo una parte ha la fobia di esibirsi nel web, e in ogni caso è una forma di pubblicità personale che può servire ad aprire “qualche porta,”non credo tu sia un musicista altrimenti capiresti la difficoltà attuale che cè per riuscire a suonare in locali o in manifestazioni dignitose. Detto questo CERTE CAZZATE TIENTELE PER TE!!!!!!!!

    • 1) certo che è un MIO personale punto di vista. Trapuntato di FORSE, se non ti fossi accorto. e non sei certo tenuto a leggere, la “x” in alto destra è la porta.
      2) non parlo di tutti i musicisti, e se noti ho usato il plurale mettendomi nel mucchio
      3) sono musicista e pubblico con diversi progetti, ho attività live anche all’estero ma ho un altro lavoro che mi permette di campare. Per questo penso di poter dire la mia. Non parlo MAI di cose che non ho passato sulla mia pelle.
      4) io mi riferisco alle realtà non da garage, ma a quelle che pubblicano con case discografiche e che fanno tour piu o meno regolari (se avessi letto bene avresti forse capito), spiattellano il proprio lavoro in ogni salsa togliendogli qualsiasi venatura di emozione e magia. Ho anche parlato di esigenze relative al proprio CV artistico/didattica, ma dubito che tu abbia letto attentamente.
      5) Saremo nel 3.0, ma le capacità di comprensione di un testo sembrano ridursi mano a mano che la “x” di x.0 sale di cifra. A questo punto aspettiamo tutti ansiosamente il 4.0 e incrociamo le dita.

      • Il punto 4 però dall’articolo e basta non è che si capiva molto, va detto, sembrava tu includessi anche tutti i musicisti in erba, i “gruppetti” underground vari ecc., da lì le mie obiezioni riguardo il fatto che molti avrebbero ben pochi “segreti”, o nessuno, da tenere per sé per un po’ almeno, o tantomeno si potrebbero considerare “star” rispetto al pubblico ecc., ma secondo me anche gente più o meno nota, avviata, che fa tour regolari o concerti cmq sparsi di frequente ecc. oggi può dire di fare qualcosa di particolare su cui puntare per attirare gente ai concerti, per tenere l’interesse sul gruppo in generale e sui singoli musicisti che lo compongono ecc. E cmq di questi ultimi io tantissimi non li vedo fare video spesso in cui magari ti spiegano come si suona una parte o quest’altra dei loro brani ecc., i video-clip o simili promozionali ovviamente sono tutt’altro discorso, e non esistono certo da ieri, né le interviste più o meno approfondite dopo ti spiegano magari un po’ anche il significato e riferimenti dei testi dei brani o come sono nati i brani stessi musicalmente e via dicendo.

    • In linea di principio vero, ma ti svelo un segreto che nemmeno te hai capito mi pare (e pensa, io non suono personalmente in alcuna band ma lo so lo stesso, essendo appassionato e conoscitore/osservatore ottimo dell’ambiente, oltre che frequentatore regolare di concerti e festival medio-piccoli in pub, locali vari ecc.): il classico localaro, gestore o programmatore dei live che sia, raramente o mai guarda e si basa sulle pagine della band, su FB, su quanti “mi piace” hai, su quanti video metti regolarmente o pezzi vari e quanto seguito virtuale hai, perché ha capito anche lui che spesso non corrisponde affatto a quanto è conosciuta, apprezzata e seguita la band in ogni zona, compresa quindi ovviamente quella dove sta il suo locale. Di solito non ascoltano nemmeno eventuali cd che gli porti di persona per giudicare, ma ti chiedono invece solo il fatidico: “quanta gente portate”? E la paga magari, che se spari troppo alto, che di solito vuol dire chiedere anche solo un rimborso spese decente perché lui preferirebbe suonassero sempre tutti gratis ovviamente, ti dice al volo che non si può fare allora o che ti richiamerà lui ma poi non si fa più vivo.

  21. …..mah…..articolo rivolto ai turnisti che si credono musicisti….speriamo arrivi un nuovo Dylan a farci sentire della buona musica piena di contenuti e povera di narcisismi….

    • No non è un discorso solo dei turnisti o aspiranti tali o pseudo-tali ecc., i video personali li fanno anche tanti che suonano fissi in una band (che l’abbiano anche formata o ci siano entrati più o meno dopo), ma quelli dove suonano sarebbe anche il meno, è che molti un po’ montatelli anche se di band underground, per imitare appunto i componenti di quelle più o meno famose o che sia per un impulso naturale loro a prescindere, ne fanno anche di loro e basta in contesti e situazioni varie, chiamando “fans” convintamente quelli che li conoscono e apprezzano o meno e che magari sono a volte soltanto pochi amici stretti, e cose così…dipende dal carattere di ognuno ma lo fanno in tanti oggi fin da quando non hanno ancora inciso il primo demo magari, io per dire sarei imbarazzato a chiamare “fans” il mio pubblico o addirittura amici vari che conosco personalmente, anche se suonassi in una band realmente famosa…questione di ego di ognuno, di carattere in generale…

  22. pino ho sempre detto che il computer ci ha montato la testa attuuti quanti , e chi mi conosce lo puo’ confermare, ma non solo ai , scusate il termine musicisti , ma a tutti oemai con il computer tutti possiamo fare tutto , non è cosi’ il computer è solo allucinazione, ognuno è se stesso, comunque sono d’accordo con il discorso di sergio il mondo è cambiato , e per forza di cose dobbiamo cmbiare , chiaramente l’evidenza dimostra che l’abbiamo fatto in peggio

  23. Ero li’ che applaudivo a scena aperta poi mi son detto “ma in che band suona ‘sto ragazzo?”.

    Dò una spulciata al sito.

    Capisco.

    Dico: “Diobono, ma ‘sto nome non mi è nuovo”.

    Scopro di aver recensito un vostro disco su Flash svariati lustri fa.

    Piccolo il mondo, nevvero?

  24. In ordine: non c’entra nulla il parlare di sé (al di là che qualcuno sia più montato e fuori dalla realtà e altri invece più umili o cmq realisti, rispettosi delle altre band, consapevoli che c’è di peggio di loro magari ma anche di molto meglio ecc.), quello da sempre lo fanno tutti, perché una volta i gruppi o chi per loro (manager, etichette ecc.) pubblicizzavano per caso le altre band o loro stesse o cmq chi avevano sotto contratto? Ovviamente ognuno ha sempre cercato di fare i propri interessi, è normale, non è quello il problema. Anche la seconda cosa mi pare una stronzata galattica, il discorso tra l’altro è diverso magari tra chi a sua volta suona e vede band più famose e le sue preferite ecc. come idoli e visto che suona li vorrebbe imitare o cmq rifarsi a loro amando quello stile ecc., e chi invece ascolta “soltanto”, è un appassionato e quindi è molto più probabile che stimi davvero in maniera disinteressata le band e musicisti che ama, senza sentire il bisogno di imitarli ma nemmeno di vederli come Dei e simili, anzi chiunque sia un minimo maturo sa che sono persone come tutti gli altri, esseri umani, solo che hanno avuto più talento e/o fortuna e possibilità di mettere a frutto la loro predisposizione per la musica o altra arte che sia di volta in volta. Il tipo dimentica o fa finta di non sapere che oggi e da anni, visto che nessuno inventa più nulla ma nemmeno è assai personale spesso, se facesse anche il montato quando magari è del tutto nella media o proprio scarso in certi casi, il pubblico lo sfanculerebbe ancora di più e non lo cagherebbe di striscio, giustamente, tranne giusto quella minoranza di sfigati (che spesso vivono solo sul web, alle serate mai o quasi) che di bocca buonissima si esaltano per ogni demo di qualsiasi gruppetto esca ancora oggi, anche se ultra-derivativo e/o scarso ecc., anzi se fa il proprio genere “prediletto” si strappa proprio i capelli con nulla. Ripeto, il nocciolo è sbagliato, visto che il 99% dei gruppi e musicisti di oggi non si possono permettere nemmeno di striscio di “voltare le spalle” o fare le “star” come facevano certi un tempo più o meno remoto, quelli potevano perché erano già degli Dei, l’avevano dimostrato nei dischi, in tutti i primi live fin dai localetti minuscoli davanti a 20 appassionati o gente lì per caso ma che rimase poi folgorata letteralmente ecc.

  25. Il discorso di sovraesporsi, di mostrare tutto quello che si fa anche in privato che riguardi la musica o meno ecc. è vero, c’è una mania collettiva, ma è un discorso diverso dal poter fare le star su un palco o considerarsi “sopra” al proprio pubblico ecc. E poi anche tutte le cose, le info dettagliate, le foto, le esecuzioni in cameretta dei propri pezzi ecc. ancor prima di aver inciso un demo magari, le richiede proprio in realtà il pubblico tipico di oggi che è sulla stessa lunghezza d’onda, su quella mentalità, vuole il “reality” continuo quasi, con le band che segue o cmq potrebbe seguire se le scopre e interessano appunto almeno un po’ anche musicalmente, oggi chi non spamma a bestia di continuo la propria pagina per totalizzare almeno qualche centinaio, ma meglio migliaio, di “like”, non fa post ogni giorno o quasi, non pubblicizza continuamente il disco fatto e via dicendo, scompare, piaccia o no non esiste, non sarà seguito nemmeno da una nicchia più o meno piccola e fedele di pubblico, che sia validissimo o meno musicalmente o che suoni da anni o da poco tempo, non conta, oggi purtroppo soprattutto i giovani e giovanissimi se non ti vedono presente fisso e attivo su FB e sul web in generale ti dimenticano o non ti scoprono affatto. Non ci sono più le band di una volta ma di sicuro nemmeno gli appassionati di una volta, è quello il discorso, le due cose sono assolutamente legate.

    • “Non ci sono più le band di una volta ma di sicuro nemmeno gli appassionati di una volta, è quello il discorso, le due cose sono assolutamente legate.” ESATTO. Io mi chiedos emplicemente: ci abbiamo messo del nostro nel far scemare questo interesse?

      • E’ possibile. Però ti dico: le obiezioni di Alessio sono tutt’altro che infondate. Oggi giorno c’è molta più interconnessione, molta più esposizione ed essere sempre in prima fila è praticamente un must. Come per le ricerche:se non sei entro i primi dieci risultati di google molto semplicemente non sei un cazzo di nessuno.
        Da parte nostra sicuramente abbiamo sbagliato a svenderci, a renderci accessibili, a renderci “svalutati”. Però va detto che ora, rispetto ai tempi in cui tu hai iniziato e io recensivo, la musica si è drammaticamente svalutata. Nessuno la paga più. Non ci sono più soldi, mentre il numero dei musicisti è possibilmente aumentato perchè la didattica è decisamente più a buon mercato (e anche la strumentazione, tra l’altro).
        In questo quadro tutt’altro che piacevole è sicuramente facile dire che abbiamo sbagliato: il “dove e come” mi resta un po’ meno immediato però.

      • sul come…riprendo l’esempio dell’articolo:

        Gruppo avviato, pubblicazioni, tour. Ecco il chitarrista nella sua cameretta o nel suo “studio” che ci spiattella gli assoli del suo disco su Youtube, poi li ricondivide caparbio su FB, poi ce li spamma su Twitter e persino su Google + (tutto fa brodo). Poi tocca al batterista, che ci seziona i suoi pattern track by track ricorrendo a costose GoPro piazzate nei punti nevralgici, magari ci fa un pensierino pure il bassista (sempre che la sua sete di autocompiacimento riesca a vincere la sua proverbiale pigrizia). Tutto votato alla ricerca famelica di Like e visualizzazioni. Che di solito pochi portano a termine.

        Ecco… rispetto a questi comportamenti compulsivi io credo che possiamo se non altro inizare chiederci se abbiamo sbagliato qualcosa.

      • Ognuno, ogni appassionato, come ogni band (e ogni locale/gestore ecc.), fa storia a sé ovviamente, c’è tutta la varietà possibile tra gli appassionati o pseudo-tali a volte che siano, forse più di un tempo ma insomma credo che ci sia sempre stata, generalizzare non è mai un buon metodo per capire le cose, però di sicuro ci sono cose che si sentono dire da molti e che sono oggettivamente sbagliate, tipo “le band inedite underground fanno tutte schifo” (e allora vado a vedere tributi e cover band piuttosto, il sottinteso o spesso detto esplicitamente anche quello), “gli impianti e acustica e palchi dei locali e localetti e pub medio-piccoli fanno tutti schifo e quindi non ti godi nemmeno i gruppi bravi” e blablabla, tutte cose che possono valere per chi è ignorante e non conosce le band e locali validi, in realtà.

      • Per me però, Daniele e altri che la pensassero uguale, ripeto che conta moltissimo, è fondamentale nel risultato appunto della situazione odierna, il fatto che pochi o nessuno potrebbe permettersi di fare la “star”, il grandissimo musicista (la tecnica e basta anche perfetta non serve a nulla senza personalità, quello che ti rende unico o cmq non uguale a tantissimi altri, sia singolarmente che come stile e modo di fare i pezzi della tua band), di sentirsi “sopra” ai “fans” (già termine molto “grosso” per la media delle band underground anche bravine, che spesso hanno solo dietro un gruppetto di amici e conoscenti, “fan” è un’altra cosa sinceramente e di solito verso tutt’altre band e musicisti), per non parlare appunto del discorso di esporsi meno, dare notizie magari solo ogni tanto, creare l’attesa ecc., queste ultime cose proprio non si addicono, piaccia o no, alla situazione dell’informazione e tutto di oggi, nell’ambiente musicale o meno che sia. I gruppi e musicisti bravi cmq ci sono e ci saranno sempre, basta cercarli e fare il vero appassionato appunto, e dopo andarli a vedere dal vivo, supportarli, comprare il materiale ecc., se si ritengono personalmente davvero validi o più (è sempre soggettivo il giudizio chiaramente).

  26. Continua a metterti in discussione….sforacchiarsi il sedere in maniera costante non ti farebbe scrivere certe cavolate!

  27. Ci risiamo, è da 40 anni che sento sempre le solite cose.. colpa di me, di te, di loro…e soprattutto dei musicisti avezzi al cilicio, che si mattarellano i maroni autoaccusandosi di cosa poi non si capisce bene, spesso sparando nel buio nella speranza di colpire qualche bersaglio, così, all’acchiappa quel che si acchiappa. Boh, non è cambiato proprio un tubo a quanto pare..a parte i termini d’intesa. Voglio dire che è una questione di linguaggio legato a filo doppio alle idee, mio caro musicista. Parafrasando, se prima eravamo in due a ballare l’hully-gully adesso siamo in tre a ballare l’hully-gully ecc. ecc. se adesso siamo in 3.000.000 a ballare l’hully-gully a te, e alle tue movenze perfette, chi ti caga? Scusate il concetto becero, ma alla fine della storia c’è sempre qualcuno in giro che salta fuori perché riesce a comunicare qualcosa di buono stando fuori dal coro. Ecco perché penso che le idee siano il succo del discorso! Tra l’altro avendo oggi a disposizione mezzi come il web dove ci si può autogestire è davvero una pacchia. Musicisti, fate i musicisti, non covertizzatevi, il male che potete farvi è solamente di stare al gioco di gestori aspiranti al cassetto e rendervi servi delle loro aspirazioni e di conseguenza diventare quello che loro vogliono che voi siate. Magari qualcuno penserà che molti eroi della musica si sono fatti conoscere proprio facendo cover, vero, ma questo in un’era mesozoica dove la comunicazione era quello che era e comunque non con le formule riprodotte da tantissimi musicisti nella cui testa vige un sol idioma: rifamolo paro paro! Imitatori senza idee. Mi sa che finchè la scopiazzatura di quello che sta a qualche scalino sopra rimane una legge per i più allora metabolizziamo un concetto: musica? che cagata. Gia’..mi dimenticavo: i musicisti hanno rotto i coglioni? Detto alla Maionchi “per me è no!” ma devo dirla tutta, di musicisti veri, anzi Veri, ce ne sono ben pochi.. e tutti conosciutissimi. Vedi un po’…

    • Si hai ragione. Ma hai risposto fischi per fiaschi. Il punto non era quello. Amen

    • Ma mi pare che gli dai ragione alla fine nella sostanza a quello che voleva dire l’autore del post sopra…anche se mischi poi nel tutto anche cose che non c’entrano in realtà direttamente col discorso che faceva lui, tipo il fenomeno degli scimmiottatori vari, tributi, cover band ecc., è ancora un’altro problema e fenomeno appunto, qui credo si riferisse principalmente o unicamente a chi fa cmq roba propria, o ci prova almeno.

  28. Niente di più condivisibile poteva essere scritto. Abbiamo davvero rotto i coglioni!!!

  29. La prima volta che leggo un Blog fino alla fine, me lo gusto e trovo senso compiuto complimenti davvero anche se non sono musicista hehe:)

  30. Nessuna più grande verità!!! Lo dico da musicista che ha proprio voglia di smettere, perchè, secondo il mio modesto parere, bisogna vivere in un mondo reale, e non sempre nel mondo dei sogni. A un certo punto se non arrivi da nessuna parte non è che è sempre colpa degli altri che non capiscono un ca….o, sarebbe meglio fare una bella autovalutazione e capire che forse al colpa di tutto è solo nostra. Ma intanto “continuiamo a mettere like ai nostri stessi post”….e quando lo capiremo mai?
    Grande Daniele, hai saputo cogliere a pieno il significato di tutto questo. Complimenti.

    • Conosco (personalmente o solo musicalmente che sia a seconda dei casi) signori musicisti che hanno smesso, tranne cose occasionali ogni tanto magari e non a livelli dove si guadagna cmq, cose underground, con band amiche ecc. e in occasioni particolari magari, dopo aver fatto un certo successo, dischi ufficiali sotto etichette grosse, concerti e tour ecc. con la band X mettiamo, ma che personalmente si erano messi un’obbiettivo e se lo raggiungevano bene, sennò preferivano appunto smettere e fare solo il lavoro “normale”, che sia anche quello con un aspetto artistico o meno o proprio normale in senso classico a seconda dei casi. L’obbiettivo per esempio spesso è del tipo “se entro 30 anni di età non riesco a vivere di musica smetto”. Ognuno ha il proprio carattere, modo di vedere la musica e il suo ruolo di musicista ecc., e si regola di conseguenza, vanno rispettati tutti i punti di vista. Ma per dire che questi non erano certi scarsi o non erano certo di quelli mai riusciti a formare o entrare in un gruppo serio davvero e che ottenne abbastanza presto un certo successo, ma musicisti e compositori anche spesso con la M e C maiuscola. Ma evidentemente rispetto agli altri componenti avevano idee diverse, o forse gli altri per vari motivi di diritti maggiori presi per i pezzi o che so io avevano un guadagno dall’attività della band che l’altro componente non aveva, o magari ancora avevano altre cose sempre musicali ma non della band stessa in sé, ma da cui avevano delle entrate che messe insieme a quelle della band formavano uno stipendio almeno decente (chessò, uno può avere uno studio di registrazione e/o dare lezioni private o in una scuola o altro ancora collegato alla musica e allo strumento/i da lui suonato/i).

      • E parlo di gente che non faceva certo video ecc. a giornate mettendoli su FB o sul web in generale, anzi…anche perché si parla di cose di anni fa ormai e FB e dintorni non era ancora così inflazionato come oggi.

  31. Il ragionamento del “signor” Galassi solo un piccolissimo aspetto di un problema maggiore : a causa del drastico ridimensionamento del giro di soldi nel mondo della musica non esistono più le figure professionali esterne che guidano una band e la aiutano a gestire tutta la componente extra musicale. Una volta “bastava” aver talento musicale (non bravura esecutiva ma talento musicale), farsi notare dalla persona giusta e questa ti metteva nelle mani di un team (promoter, boking, management ecc…) che ti dava le direttive per gestire bene tutti gli aspetti di comunicazione, immagine e rapporti coi media (quindi anche un uso corretto dei video da postare). Oggi visto che i margini di guadagno sono nulli gli unici che investono e gestiscono una band sono i componenti e spesso il tutto si traduce in disastri senza precedenti : foto fatte a cazzo, video ridicoli, buy on acquistati senza criterio quando l’ ultima pubblicazione (magari neanche distribuita nel paese dove si suona) risale a 5 o più anni prima. Il concetto genuino e un po’ punk del “do it yourself” è stato snaturato all’ inverosimile. Ora basta registrarsi un disco, firmare per una casa discografica che ti impone l’ acquisto di 500 cd a 5 euro, comprare qualche buy on e ci si sente musicisti professionisti. Dopo concerti di spalla a gruppi famosi,advertising acquistati in qualche magazine i soldi finiscono ; visto che nessuno ha mai detto in faccia alla band di turno che non vale un cazzo(a parte pochi coraggiosi individui prontamente etichettati come “invidiosi”) i poveri musicisti si chiederanno perchè tutti questi sforzi non hanno incrementato concretamente la popolarità della band. E visto che la voglia di essere qualcuno (come cantava il buon Blackie Lawless) è ancora forte rimane solo prendere il cellulare, filmarsi mentre si fa le prove o si registra un assolo e postarlo. Tanto lo hanno già visto fare a Bon Jovi, ai Metallica…e visto che si considerano anche loro stessi musicisti professionisti perchè non fare come questi colleghi più vecchi ?

    • Molto bene Santori. Proprio perché la discografia riduce drasticamente il know how messo a disposizione della band, è forse ora o comunque è forse auspicabile che la band maturi sotto il punto di vista in questione?

      • I work with complicated patients with marked decrease in Pulmonary function due to neuromuscular disease. Many times it is necessary to have Gastrostomy tubes inserted either endoscopically or via inerntventioeal radiology. There procedures can be painful and we need to avoid opioid or sedative medications so we don’t impair their respiratory drive. Can you suggest non opioid perioperative management for this group of patients.Thank you for this excellent blog.

    • Ma quanti talenti e con potenziale commerciale vero per far girare dei soldi, riempire regolarmente i locali dove suonano ecc. tu vedi in giro oggi e su cui, tu fossi un manager e simile o un’etichetta, punteresti pagando tutto come facevano un tempo (dalla registrazione dei dischi alla promozione ecc. e trovare e organizzare i tour e via dicendo) e non facendosi invece pagare dalle band come avviene oggi, di solito per fare un tour più o meno consistente di spalla a nomi considerati “grossi” oggi ma che sono da locali cmq da un migliaio o poco più di persone, roba che una volta sarebbe stato considerato un flop anche per band di media-bassa fama, o addirittura a volte per fare un semplice concertino in un localetto ancora più piccolo aprendo magari all’ora di cena un festivalino con 4-5 o 6 band? Anche quelle brave poi siccome è tutto frammentato oggi, non richiamano persone sufficienti, perché molti ascoltano solo uno stile, un genere o addirittura un sotto o sotto-sotto genere di un campo musicale, e vanno solo a concerti di quello quando va bene, soprattutto se si parla di underground, e non anche a vari altri di generi diversi pur dello stesso settore, tipo chessò, metal o hard rock ecc. Oggi ci sono agenzie o pseudo tali e personaggi vari che fanno “professionalmente” quello, si fanno pagare (o a volte gratis ma è più raro) dalle band per fare delle cose il cui ritorno e vantaggio per la band stessa è sempre tutto da vedere, tipo comprare rece positive in giro o facendole proprio loro stessi dello staff dell’agenzia, gente che scrive magari regolarmente su questo o quel sito o rivista, sotto vero o falso nome che sia a seconda dei casi, trovare agganci per tour di spalla suddetti (quelli di solito sempre pagando, quindi ti ritrovi in quelle posizioni le band che hanno pagato, non necessariamente le più brave e meritevoli in giro) e cose così, ma in un ambiente ormai sterile, autoreferenziale spinto quando va bene sennò neanche quello, e ambiente che hanno contribuito e contribuiscono a rendere così appunto anche le agenzie suddette e il loro famigerato “pay to play” a vari livelli ecc. In effetti è vero il discorso del calo di qualità nelle cose autoprodotte (con eccezioni, ovviamente), pur con tutta la tecnologia di oggi ecc. E’ vero che dovrebbe contare di più sempre la sostanza, quindi meglio di sicuro per me un gruppo che fa demo su cd masterizzato coi titoli scritti a penna, senza copertina ecc. ma che spacca il culo musicalmente sia in studio che dal vivo, di chi fa tutta la confezione professionale e più o meno ricca ma poi fa schifo o è mediocre cmq la musica e il gruppo (e spesso anche la resa sonora, la produzione), però cavolo, una volta certi demo in cassetta per dire li confondevi con cassette professionali, ufficiali dei gruppi più o meno famosi sotto etichetta, dal libretto, alla cassetta stessa e tutto, e infatti per dire il mercato che c’era una volta nel mondo anche per i demo, e senza il web, dovendo fare tutto per posta dalla richiesta, all’invio dei soldi, la risposta ecc., alcuni hanno venduto migliaia e migliaia di copie in totale, anche certi di generi assai estremi tipo death metal e dintorni. Cmq conta anche sempre ogni gruppo quale potenziale pensa di avere, molti pagano all’inizio per fare un tour o due di un certo tipo magari, oltre ad aver pagato i cd dall’etichetta, ma in pochissimi anni riescono a partire poi da soli, a crescere, a iniziare a poterli fare gratis certi tour e poi magari dopo ancora a venir pagati un po’, e i cd li rivendono tutti senza problemi quelli comprati dall’etichetta, essendo gruppi bravi, che si sanno pubblicizzare ecc., quindi ci riprendono tutta la spesa + il guadagno derivante ovviamente dal non rifarli 5 euro o roba del genere anche al pubblico, ma i classici 10 come minimo. Beh è sempre soggettiva la valutazione, tranne alcune cose di base ovviamente ma pochissime, di chi è valido e chi no, è evidente per ogni band, famosa o meno, da sempre. E gli “invidiosi” in realtà, che dicono certe cose o snobbano certi gruppi solo perché suonando a loro volta, bravi o meno, non ottengono gli stessi risultati e visibilità, ci sono eccome spesso in giro e ci sono sempre stati anche quelli, non generalizziamo come se tutti quelli che lo dicono o pensano cmq di certe band lo facciano solo per invidia in realtà (poi un “collega” è sempre scorretto e un po’ da montati in realtà quando giudica altri musicisti e band dello stesso ambiente soprattutto, cioè tutti underground e dintorni, ognuno avrà le sue idee ovviamente ma anche per non creare polemiche inutili tra le stesse, magari uno che suona dovrebbe tenerle per sé, non dirle pubblicamente né direttamente agli altri musicisti/band…un recensore è diverso, dovrebbe essere indipendente sempre, totalmente, verso tutto e tutti, ma anche quelli che lo sono avranno sempre i loro gusti, criteri di giudizio e tutto, cose assolutamente soggettive anche a parità di competenza ed esperienza musicale ecc.). Io ribadisco cmq che per molti appassionati e dintorni conta il giudizio musicale, su quello che produce la band, come suona, come sta su un palco ecc., che poi si facciano molti video personali o del gruppo in situazioni come sala prove o che so io ecc., è abbastanza irrilevante, sono affari loro insomma alla fine, tanto di grossi “segreti” da poter tenere per sé per un po’ almeno, tipo come faceva Van Halen appunto, direi che oggi non li ha proprio nessuno, quindi non attireresti di più la gente e gli appassionati “nascondendoti” maggiormente, anzi, tutt’altro per i motivi e andazzo che tutti conosciamo ormai.

  32. Molto più prioritario a mio modestissimo parere è cominciare a rendersi conto dei propri limiti; il comprendere che postare decine di video di masturbazioni chitarristiche o quant’ altro quando non sono altro che esibizione della propria inettitudine è deleterio sarà una conseguenza naturale. Ma,ahimè, siamo in Italia e noi siamo pure la generazione alla quale hanno detto fin da piccini “fai i compiti, studia bene il libro e laureati…il lavoro che ti farà guadagnare bene arriverà da se”. Nel mondo della musica la storia non cambia : “Studia bene lo strumento, diventa bravo… e sarai un musicista professionista” . Quando poi le cose non andranno bene la colpa sarà solo dei politici (per i laureati) e di Maria de Filippi (per i musicisti). Il fatto che non spiccichi una parola di inglese, che la tua formazione sia prettamente teorica (se sei laureato) o che suoni radical-acid jazz- fusion e pretendi di tirarci fuori uno stipendio rimanendo nella tua cittadina di provincia da 50.000 abitanti sono aspetti che non consideri. Concetti come “indagine di mercato” “rapporto richiesta/offerta” non sono presi in considerazione, la colpa sarà sempre di qualcun altro e tu ti lagnerai sempre

    • L’inglese, bene o meno a seconda dei casi, lo parlano invece anche troppi e lo scrivono anche troppi pure nell’ambiente musicale, non capendo che molti magari non lo sanno, quindi almeno scrivi i post sulla pagina del gruppo sia in italiano che in inglese, ma basterebbe anche l’italiano soprattutto per quelle band che sanno benissimo in realtà di essere seguite, se va bene, da un gruppetto più o meno numeroso di persone ma al 99% solo italiani o proprio della loro regione/zona, quindi che cazzo fai a fare “l’internazionale”? Boh… Tornando alla musica in sé, ognuno deve fare quello che vuole cmq, che ama, che lo possa fare di lavoro o meno, quindi suonare solo quello che ti piace come stile e tutto è da vero artista (che tu sia poi più o meno valido o no), il resto è da mercenario puro, ti metti sul mercato, come turnista o provi a entrare in gruppi commerciali vari che campano di musica solo appunto per poterlo fare anche te, ma sei solo uno che sa suonare appunto, più o meno ad alti livelli, ma spesso non comporrà mai una cosa sua ecc., un mestierante insomma che suona ma se vendesse scarpe lo farebbe praticamente con lo stesso impegno, soddisfazione e tutto, perché a quel tipo di musicisti interessa solo il guadagno, suonare campandoci insomma, null’altro riguardo davvero la creatività, l’arte, lo scrivere pezzi tuoi o cmq far parte di una band con cui sei partito e cerchi di affermarti con quella con la gavetta e tutto sperando di riuscirci un giorno. C’è anche il caso opposto poi oggi, spesso: chi a livello locale è semi-sconosciuto o cmq ad ogni concerto proprio (quindi senza altri gruppi più noti magari) richiamerebbe nella sua zona o regione in generale qualche decina di persone al massimo, ma virtualmente è assai conosciuto tra gli appassionati del suo stile almeno, ha fatto magari uno o più dischi sotto etichetta o meno ecc., e sogna di andare a suonare all’estero pensando di avere lì più seguito, e non rendendosi conto che non è così, più o meno anche in qualsiasi Paese estero sarà uguale, solo che considerano magari e confrontano le vendite e riscontro totale in generale verso il gruppo tra l’Italia e il resto del mondo…bella forza! Ma sarebbe lo stesso fossero di un altro Paese estero più o meno confrontabile con l’Italia come dimensioni ecc., chiaro che se prendi vendite/riscontro/”mi piace” sulla pagina ecc. degli italiani e li confronti con il resto della popolazione mondiale o quasi fai una cavolata pura, non vuol dire che all’estero sei più famoso, per nulla.

  33. Era un tu verso un ipotetico interlocutore

  34. ciao Daniele,
    ho molto apprezzato il tuo articolo e non ti nascondo che nel mio piccolo anch’io (inconsciamente) ho dato le spalle al pubblico per far si che i miei “segreti” potessero durare qualche mese in più…:)
    grazie!!!

  35. Galassi certo che detto da uno che scrive su un blog sta porcheria è un complimento

  36. Gillo Dorfles : Horror pleni . Trovo un nesso con le idee di Daniele in questo magnifico saggio sulla ridondanza .

  37. “[…] 2015, in ogni parte del mondo: il gruppo avviato, con qualche tour sulle spalle, magari un paio di dischi che hanno fatto discutere nel loro ambito (edito postumamente in neretto perché dai commenti sembra che si frainteda a quali realtà io mi stia riferendo – NDA). Professionisti, semiprofessionisti, morti di fame, chiamateli come volete. […]”

    Il punto però è che oggi anche gruppi a quel livello lì e dintorni ce ne sono una marea al mondo o anche solo in una nazione, spesso moltissimi sono dello stesso stile più o meno, alcuni proprio interscambiabili tra loro senza che cambi nulla nel risultato di quello che senti, oltre al fatto che non sono professionisti quasi mai, non campano certo di quello anche quando non devono pagare per fare tour ecc., quindi non sono paragonabili da nessun punto di vista agli “emergenti” Van Halen di un tempo che hai citato (che poi nei primi ’80 erano emersi già alla grande anzi, e il brano col tapping famoso è nel debutto, del ’78, e furono presi al volo dai Black Sabbath come apertura del loro tour mondiale di “Never Say Die”), quella era già una band enorme al confronto, e oltre ad avere fatto già dei bellissimi dischi aveva appunto quel particolare in quel brano/intro che attirò ovviamente l’attenzione di appassionati, musicisti ecc.

    Cosa cavolo avrebbero il 99% delle band avviate o meno, bravine o meno, personali o per nulla a seconda dei casi ma cmq che non inventano di certo mai nulla di minimamente rivoluzionario o cmq “d’effetto” (perché è semplicemente impossibile ormai, è stato fatto tutto in ogni modo), da “custodire” in un certo modo per incuriosire sempre la gente nel tempo, su cui capitalizzare ecc.?

    Io direi nulla di nulla, per questo gli conviene invece anche a quelle e non solo a quelle underground, mostrarsi vicine al loro pubblico potenziale, ai loro fans già acquisiti ecc., facendo anche video vari dei singoli componenti che magari suonano parti dei loro pezzi o ti fanno vedere come si fa una cosa se la vuoi rifare, tanto non è mai nulla di così incredibile che uno che suona a livello più o meno decente non ci arriverebbe da solo a buttarla giù in più o meno tempo se gli interessa farlo, quindi tantovale mostrarglielo subito per primo, anche perché si tratta di cose già pubblicate di solito, mica di pezzi che stai scrivendo nuovi e parti varie, che in quel caso uno potrebbe anche fregartele e farci pezzi lui per primo se le ritiene buoni, e questo infatti di solito non lo fa nessuno ovviamente.

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