IL PARADOSSO DEL CONDOR: FOTOGRAFIA COMPULSIVA DEL TURISTA E NON SOLO

NOTA: Il vespaio di polemiche sollevato dall’articolo MUSICISTI: ECCO PERCHE’ ABBIAMO ROTTO I COGLIONI ha palesato il fatto che o non sappiamo più leggere o non vogliamo farlo (o non mi so spiegare io). Pertanto dichiaro subito che quanto segue NON si riferisce a chi fa della fotografia un hobby, una professione, un motivo di vita.

Perù, 2007, Colca Canyon. Siamo tutti accatastati sul bordo dell’abisso a guardare sotto, tra le pareti di questa fenditura che misura 4.160 m, più del doppio del pluridecorato e un po’ sopravvalutato Grand Canyon. “Por aqui se mira el condor!” Sbraitano le guide. E in effetti “El condor pasa” recita la canzone andina.

Le guide, avvezze a visualizzarti con la fisionomia del walking dollar, incorniciano un pò di aria mimando il gesto della foto: è il segnale che scatena le ansie del turista medio. Perchè quando il condor passerà, se passerà, bisognerà essere pronti. Perchè il condor va prima di tutto immortalato, che cristo. Costi quel che costi. Ed è così che i più moderati stanno giusto un filino sulle spine ad armeggiare con le loro macchinette. I più facinorosi già con l’occhio puntato dentro i mirini, tesi manco stesse furoreggiando una guerra di trincea.

Insomma che cazzo vuoi? Non posso fare le foto in viaggio?

Ci mancherebbe. Pure io ne faccio ogni tanto. Poche e bruttine, confesso. E non sono contro le foto per partito preso, credo siano anzi uno strumento imprescindibile per fissare attimi e strapparli agli artigli del tempo (per essere poetici) o se preferite all’Alzheimer che avanza (per rovinare sul prosaico).

Però, amico turista, abbi pazienza. Ho una domanda.

L’hai visto davvero quel cristone di condor coi tuoi occhi?

Mi spiego meglio: hai prestato attenzione a come volteggiava? Hai notato come si flettevano le sue piume contro la resistenza del vento? Hai fatto caso a quanto è brutto un condor in faccia? (E’ davvero orribile, ma nemmeno questo scalfisce la sua poderosa maestosità). Insomma, puoi dire in tutta onestà di averlo visto per quello che è stato?

NO. NO DI CERTO. PERO’ HAI UNA BELLISSIMA SERIE DI FOTO DEL CAZZO.

Tu hai visto il vetro del mirino del tuo gingillo, amico mio. Non hai vissuto un bel niente di quel momento. Perché ogni volta che quel bestione è passato, tu ti sei portato compulsivamente la tua digitale all’occhio, o peggio ancora stavi già guardando dentro il tuo aggeggio infernale in modalità cecchino.

Una volta, mentre arrancavo su e giù per le rocce scivolose di un promontorio nei pressi di Macchu Picchu cercando di non spezzarmi il collo, una francese molto più sveglia di me sbottò: “Ma che cazzo le facciamo a fare le foto panoramiche? Non siamo mica fotografi, non abbiamo mica l’hobby della foto. Se voglio vedere foto belle del Perù basta cercare su Google, se le voglio stampate basta comprarsi un album. Saranno sicuramente più belle delle mie e io non avrò perso tempo come questo branco di automi. Guardali lì, non si godono niente che sentono subito l’impulso di fare click!”. Quello che mi colpì furono sia le sue parole, sia il fatto che indossava a tracolla una Reflex dal valore stimabile in una mia busta paga da dipendente settore commercio II Liv. con ampio superminimo. Credo la usasse per immortalare persone che incontrava o che instauravano con lei una qualche forma di rapporto durante il viaggio. Ecco, questo ha perfettamente senso dal mio punto di vista.

Barattare l’autenticità, l’unicità e l’irripetibilità di un attimo con la possibilità di riviverlo dopo. Forse per dire a sè stessi, agli altri: “Io c’ero!”. O forse perchè ormai è diventato prescrittivo/compulsivo/ossessivo iperdocumentare.

A me non sembra un bell’affare, no davvero. Mi sembra davvero un paradosso. E’ insieme negazione, finzione, autolesionismo. E’ negazione perché si oppone un NO categorico a quel momento che eppure si tenterà di celebrare postumamente. E’ finzione perchè si tenta di richiamare il ricordo di un qualcosa che in realtà non si è mai vissuto davvero, presi dall’ansia di fissarlo in un supporto. E’ autolesionismo perché agli altri non frega una mazza del nostro filmato o della nostra foto, facciamocene una ragione, e alla fine della fiera anche noi riguarderemo sì e no due volte quella mole titanica di scatti e filmati: ma saremo solo noi ad aver perso attimi.

Mi pare un tranello bello e buono, e in definitiva una grande stronzata. E lo ritroviamo un po’ ovunque, diciamocelo. Spettacoli, manifestazioni sportive, scene hard girate in tinello.

Un’ultima considerazione: se la vittima principale di tutto questo è proprio colui che iperdocumenta, non mancano purtroppo eccezioni che ti lasciano ferite inguaribili. Siete mai stati a un concerto ultimamente? Dico solo che dopo aver pagato 120 euro (CENTOVENTI!!!), mi è toccato vedere l’entrata in scena dei miei amati Eagles incorniciata dentro il tablet della cerebrolesa che mi stava davanti.

Something, somewhere, went terribly wrong.

OVETTI VAGINALI WIRELESS PER PASQUA (racconto breve)

OVETTI VAGINALI WIRELESS PER PASQUA
© Daniele Galassi

Ore 20.45 – Ristorante di periferia
Marco e Giulia, Nando e Sara. Due coppie, un tavolo da quattro. E’ la vigilia di Pasqua. Invece del canonico uovo di cioccolata, quest’anno Marco e Nando hanno voluto unire tradizione e tecnologia, regalando due ovetti vaginali wireless alle rispettive compagne. 10 programmi, telecomando a distanza, costruiti interamente in lattice anallergico, colorati, spensierati, tutto sommato economici. 19,90 in offerta su Groupon. Batterie incluse. L’accordo è: voi ficcatevelo dove dovete, noi a cena lo azioniamo a nostro piacimento. Senza preavvisi. Così, per divertirsi un po’.

Ed eccoli lì, Marco e Nando, con i loro controlli remoti nascosti in tasca, ed eccole lì, Giulia e Sara, con gli ovetti ben piazzati.

Ore 19.45, un’ora prima – Casa di Marco
A Marco viene un’idea.
‘Senti Nando, facciamolo: scambiamoci i telecomandi!’
‘Eh?’ sgrana due dei quattro occhi Nando, sempre conservatore e conservativo nelle sue posizioni.
‘Dai, dai, facciamolo!’
‘Ma sei matto? Sara mi ammazza. No, ci ammazza. No, no, no…’
‘Senti, li scambiamo ma non facciamo trapelare niente. Loro non lo sapranno mai. Quando premo il pulsante e vibrerà quello di Sara io farò il vago, tu ammiccherai. E viceversa. Dai! E sciogliti un po’, manco cristo in croce aveva il freno a mano così tirato!’
‘Non lo so…ma a te non disturba sta cosa? Cioè non è come se facessimo una specie di scambio di coppia? Sara mi sbrocca se ci scopre!”
‘Non lo scoprirà mai se fai come ti dico! E quale scambio di coppia su, è solo un aggeggetto che vibra, lo azioni a distanza dai! Che sei geloso di pezzo di plastica comandato a distanza? Posso capire fosse un vibratore, quello non te lo farei usare su Giulia, caro il mio chierichetto. Ti piacerebbe eh? Ma un ovetto a distanza…dai è pure Pasqua perdio!’
‘Non lo so…boh…no, no non mi piace. Sarò antico, cosa ti devo dire. No.’
‘Ma porca vacca, ti lamenti sempre che non hai aneddotiche sul sesso, che hai scopato poco, che bla bla bla. E fattelo un curriculum da bar, almeno ci facciamo due risate sopra, fosse anche tra vent’anni no?’

Nemmeno questa freccia deve andare a segno, perché Nando rimane sulle sue posizioni.

‘Quanto sei parrocchiale, in tutto, sempre. E va bene…peccato, potevamo divertirci’.

Segue test su tutti e 10 i programmi di vibrazione. Funziona tutto. Batterie ben inserite, entrambe le unità pronte all’uso. Si va in scena.

Ore 20.55 – Ristorante di periferia
Momento delle ordinazioni. Il cameriere passa in rassegna uno ad uno i commensali. Quando tocca a Sara ordinare, Nando il parrocchiale non sta più nella pelle. Da dentro la tasca preme il pulsantino che fa partire il programma 1. Vibra l’interno Sara, che si irrigidisce e si fa rossa. Nando ammicca, quasi più rosso di Sara. Programma con vibrazione continua, a strappo, bassa, media, medio alta, medio alta + strappo, intermittente + strappo. Il nostro Nando è in visibilio, gliele fa provare proprio tutte. Marco sembra invece aver perso subito interesse per il suo gingillo. L’aziona si e no tre-quattro volte, sempre con scarsa partecipazione, per non dire annoiato. Anche Giulia sembra piuttosto fredda.

Ore 13 – giorno successivo, conversazione via Facebook
Nando scrive: ‘figata!!!! dobbiamo rifarlo! forse la prossima volta tutto sommato potremmo anche scambiarceli quei telecomandi, per alzare un po’ il tiro! ma sempre senza farci sgamare!!!!’

Marco scrive: ‘ok allora posso dirtelo…non ti incazzare ma i telecomandi io li avevo già scambiati…volevo vedere che faccia facevate :D’

Nando scrive: ‘ma che cazzo dici? quando premevo io vibrava sara e quando premevi tu vibrava giulia. non hai scambiato i telecomandi! cazzaro!’

Marco scrive:’ oh…li ho scambiati. potessi morire adesso. giuro.’

Nando scrive: ‘esticazzi allora ti devi essere confuso al momento dello scambio. oppure qualche interferenza? ma se la tua intenzione era quella sei comunque un MAIALE BASTARDO! Poteva succedere un casino cazzo! MAIALE BASTARDOOOO!!!!!!!!’

Marco scrive: ‘oh nà…visto che sei così bacchettone e moralmente integro, sai che ti dico? che se io sono un MAIALE BASTARDO, tu sei un SOMARO INGENUO…e giusto per chiudere il quadro agreste, per le nostre donne…qualche idea non comincia a venirti?

GIORNATA MONDIALE CONTRO L’ELENFANTIASI DEL PENE

Forse non tutti lo sanno, ma oggi è la Giornata Mondiale contro l’elefantiasi del pene, una patologia che colpisce nel mondo vasti strati di popolazione. Con un gesto, un semplice gesto, possiamo fare molto. Postiamo il selfie giusto una volta tanto, diciamo SI al coraggio, urliamo il nostro NO all’elefantiasi del pene.
Insieme possiamo fare davvero tanto.

Maggiori approfondimenti: www.STOPelefantiasidelpene.org