Sud America 2015/16 – Giorno #23 – Cile – Quanno ce vo’ ce vo’

A me i cileni piacciono: gentili, disponibili, acculturati. Le loro spigolosità le riservano ai boliviani e ai peruviani, soprattutto qui ad Arica che è terra di confine. Dei primi dicono che guidano a cazzo di cane (vergo questa tesi col sangue), dei secondi che bevono da far schifo e che hanno un vinaccio (anche qui come dissentire).

Sferza un po’ gli uni e un po’ gli altri, questo curioso mix tra Emilio Fede e Michael Douglas che ci fa da guida al parco nazionale Lauca, famoso per le sue lagune altipianiche fiorite di fenicotteri rosa (flamingos). Tutt’intorno lama, alpaca e altri tenerosi camelidi andini che non vedo l’ora di assaggiare.

Il soroche era dietro l’angolo (parliamo di 4.600 metri raggiunti dal livello del mare in circa 3 ore), ma sulla scorta dei 5.000 toccati al Nevado Pastoruri e forte della mia struttura molecolare superiore (vedi giorno #2), ho retto bene.

Giusto per capirsi, anche oggi ho lucrato sul calientamento global: calendario alla mano, tetre nebbie e fastidiose piogge avrebbero dovuto accompagnarci per buona parte dell’escursione. Invece nada, sole spaccato. C’era un tizio che aveva quasi le lacrime agli occhi mentre balbettava ‘sono tre volte che salgo fin qui ed é la prima volta che riescono vederla sta laguna!’. E giù, seicento foto al secondo come da prescrizione medica.

Ma ci vuole onestà intellettuale: confesso di aver ceduto anche io saltuariamente allo scatto. Perché quanno ce vo’ ce vo’.

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Sud America 2015/16 – Giorno #22 – Perù/Cile – Sapete darmi una risposta?

No davvero, questa mi ha stupito. Il passaggio di frontiera tra Perù e Cile era tappato da entrambi i lati a causa di uno sciopero. E quello che doveva essere un proforma da espletare in un’ora tra trasporti e incartamenti, si é trasformato in una sorta di esodo biblico. Molto più lungo del previsto, con gente carica come profughi che caracollava in entrambi i versi, immersa nell’oro del tramonto desertico.

Ma il quesito che vi pongo non riguarda lo sciopero. Figurarsi se in sud America si fanno scrupoli a imbastire scioperi. Guardate questa foto, scattata dal lato peruviano:

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Una signora importa carta igienica dal Perù al Cile. E il quesito non può che essere: perché? Le ipotesi al vaglio:
A) In Cile non c’è carta igienica o è molto costosa
B) La signora per le sue chiappe esige quella marca di carta igienica, introvabile in Cile
C) E’ stato solo un miraggio, d’altronde siamo in pieno deserto

Di cose bizzarre in America latina se ne sono viste continuamente, come i tizi che vendevano aglio lungo l’autopista tra L’Avana e Vinales a Cuba, oppure quello che tentava di attraversare la medesima autostrada con un frigorifero alto quanto lui. Ma quella era Cuba, un altro mondo. Qui siamo in Cile, il paese più sviluppato del sud America. Quindi la domanda rimane: ma perché???

Sud America 2015/16 – Giorno #19/20/21 – Perù – Lati positivi e negativi del calientamento global

La Lonely Planet sconsigliava Huaraz nella stagione delle piogge, quindi mi ci sono praticamente fiondato. Anche perché sembra che qui i cicli meteo siano impazziti, col risultato che in 20 giorni di Ande non ho beccato un goccio di pioggia. E questo, almeno per il mio orticello e per quello di chi campa di turismo, é sicuramente un lato positivo del calientamento global.

Ripuntare sulle montagne (e che montagne!) prima di lasciare il Perù mi è parsa l’unica cosa sensata da fare, sobillato, c’è da dirlo, da insistenti voci di corridoio che davano tempo splendido sulla cordillera blanca alla faccia della Lonely Planet.

Giorno 1: Rovine Chavin. Buttato praticamente nel cesso. Per questioni tecniche, fisiche e logistiche mi sono ritrovato tra famigliole e pensionati peruviani il cui unico scopo era immortalare. Un sasso, una roccia, un pezzo di legno: qualsiasi elemento la guida nominasse o indicasse, ebbene esso andava fotografato o filmato. Un po’ il sonno (venivo da una trottata notturna in bus di 10 ore), un po’ che mi sentivo davvero fuori luogo, non vedevo l’ora finisse questo calvario di ben 10 ore. D’altronde ho infranto la regola aurea (mai prendere parte a un tour che non implichi una vera sfacchinata) e mi sono ritrovato nell’inviso  circuito ‘turista da spremere’. Ben mi sta.

Giorno 2: Laguna 69. Semplicemente eccezionale, un vero highlight. Una paradisiaca e lussureggiante valle trapuntata di pascoli, fiumi, ponteggi e cascate conduce in 3 ore a una laguna glaciale color turchese incastonata tra pareti di granito a 4.500 metri, generosamente alimentata dalle nevi eterne (salvo effetti in questo caso negativi del calientamento global). Partenza alle 5.45 della mattina, ma ci tornerei subito. Durante l’ascensione convivialità frenata dalla fatica, ma al ritorno il van si trasforma in un simposio di economisti in cui si dibatte sulla politica monetaria argentina, sulla conseguente iperinflazione e sulle strategie di privatizzazione messe cinicamente in atto dalla nuova elite al potere. Mica cazzi.

Giorno 3: Nevado Pastoruri, altra gemma del parco di Huascaran. Un ghiacciaio, il cui fronte retrocede di 14 metri annui (eccolo, un effetto negativo del calientamento global) nonostante qui parliamo già di 5.000 metri sul livello del mare. A una certa salta fuori che é il mio compleanno e nel pulmino le donne impazziscono di gioia (???) cantandomi gli auguri in spagnolo, portoghese, inglese con una verve inaspettata. Per uno che non festeggia mai il suo compleanno, é stato un diversivo di un certo spessore.

A sto punto che si celebri senza freno anche in ostello: prima di prendere il bus notturno per Lima investo ben 11 Soles (circa 3 USD) in birraccia peruviana da bere con Flavio, un altro disadattato di Pordenone che vaga per il mondo quando può, sebbene con un ritmo infinitamente più blando del mio (che lui definisce follemente amfetaminico).

Peccato fossi stato costretto a prenotare i trasporti, perché mi sarei fermato volentieri di più a Huaraz. Ma anche questo fa parte del gioco: meglio alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame che nauseati.

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Nevado Pastoruri

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Laguna 69

Sud America 2015/16 – Giorno #18 – Perù – Come usare una guida Lonely Planet

La giornata è simile, troppo, a quella di ieri, divisa tra spostamento a Trujillo, rovine di Chan Chan e playa al tramonto. Quindi parlerei di altro, e cioè dell’importanza capitale di avere nel vostro zaino o nel vostro tablet uno strumento formidabile: una guida Lonely Planet.

Ecco come usarla: fate il contrario di ciò che dice. Nomina un ristorante? Statene alla larga. Decanta doti di un ostello? Saranno tutti li a fare la fila, cercate altrove. Si lancia nella famigerata locuzione ‘merita comunque una visita’? Caporetto assicurato.

Le Lonely Planet sono americane, scritte per americani, col loro gergo e il loro stile assomigliano sempre di più a uno spot pubblicitario e sempre meno a una descrizione oggettiva di ció che troverete. Cercano di suggestionare invece che informare, col risultato che ci ritroviamo tutti impantanati in un gringo trail, tutti diligentemente allineati nei luoghi, tempi e modi. E temo anche nella percezione dell’esperienza in sé: tenderemo ad essere suggestionati.

Personalmente credo che la maggior risorsa in viaggio siano i resoconti degli altri viaggiatori, ma se parliamo di guide la mia ricetta suona più o meno così: Rough Guide per l’oggettività e lo stile neutro, Routard per le chicche cosiddette off the beaten path e per soluzioni low budget/eco friendly (tre inglesismi in una frase, lo so é irritante), e a coronamento una bella Lonely Planet per essere quasi certi di cosa lasciar perdere.

Quindi mi raccomando: mai in viaggio senza Lonely Planet!

Sud America 2015/16 – Giorno #17 – Perù – Il paradiso dei pensionati

Non avrò più vent’anni, ma é presto per appassionarsi ai cantieri. Perdio, dopo una notte in bus sono arrivato a Chiclayo per ammirare l’imperdibile Valle delle Piramidi (lascito della cultura Moche) e cosa trovo?

Un cantiere.

Cumuli di terra, in una vasta e arida pianura immersa nell’aria secca del deserto. Con lavori in corso, atti a restaurare questi enormi ammassi di adobe che una volta avevano la forma di piramidi tronche. Avranno pure un interesse archeologico inestimabile, non dubito, ma visivamente è una desolazione. Tanto di cappello al marketing della Proloco di Chiclayo, ma se vi siete esaltati con gli imponenti siti precolombiani del Messico, del Guatemala e dell’Honduras, con Macchu Picchu o con Kuelap sempre qui in Perù…tenetevi il ricordo e statene alla larga. Se siete in zona potete provare con Batan Grande, che non ho visitato, ma temo che essendo sempre in adobe, anche quelle piramidi tronche andranno a fregiarsi di quell’appeal visivo degno della Salerno-Reggio Calabria.

Certo, potrei dire che il museo de Las Tumbas è davvero intrippante, soprattutto quando ti spiegano che a morte avvenuta del signore sgozzavano e interravano con lui anche ‘la moglie’ e la ‘moglie principale’ (capito il signore?) affinché potessero tenergli compagnia nel viaggio nell’aldilà, o che Pimentel al tramonto fa il suo sporco lavoro come ogni spiaggia sul Pacifico…

…però no cazzo. Per i cantieri è davvero presto.

Per una volta quindi darò un giudizio da classico travel blogger: se non siete archeologi o se non avete passione viscerale per l’archeologia, checché ne dicano Lonely Planet, Rough Guide e Routard…io lascerei perdere Chiclayo.

Se siete al libro paga INPS invece accomodatevi: un cantiere così non si trova mica tutti i giorni.

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Sud America 2015/16 – Giorno #16 – Perù – Affidarsi alla tecnologia di Ronald

Io e Ronald ormai facciamo coppia fissa, o almeno diciamo che abbiamo prenotato la medesima escursione anche oggi: una super sfacchinata di 6 ore su e giù per le verdeggianti montagne di Chachapoyas, ammantate di tanta di quella vegetazione subtropicale (e di zanzare) che ogni tanto pare di stare nel Borneo.

La gitarella è dura, ma le cascate di Gocta mantengono ampiamente le promesse, la flora incornicia tutto senza risparmiarsi, il meteo ci arride nonostante sia temporada de iubia, c’é la solita Babele dove inizi una frase in spagnolo e la finisci in inglese o viceversa. Tutto perfetto insomma, fino a quando non si esauriscono le risorse idriche.

Ho le fauci essiccate da almeno un paio d’ore quando mi trovi a centellinare le ultime scorte d’acqua, ma ecco che all’improvviso compare un fiume: rigoglioso, roboante, giallo. Sì, l’acqua è inequivocabilmente gialla, color tè del Sosty per intendersi.

Ronald: possiamo riempire le bottiglie!
Io: ma ci prendiamo il colera…
Ronald: Dimentichi forse il mio water purifier?
Io: no, no, per carità… Ma vedi…è gialla. Tanto gialla…
Ronald: questa purifica un litro in 60 secondi uccidendo qualsiasi battere e virus.

E con questo chiude ogni discorso, il texano.

In sostanza Ronald purifica prima la sua bottiglia, poi la mia…alla fine bevo, nonostante siamo sempre su quel giallo tè del Sosty. Al gusto il liquido si presenta invece lievemente pastoso, con persistenti note di argilla. Ma questi sono dettagli.

Spero tanto che non sia progettato nè tantomeno costruito in Cina quel cazzo di aggeggio…ma ve lo saprò dire domani…

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Ronald e il suo water purifier

Sud America 2015/16 – Giorno #15 – Perù – Vi presento Ronald

Mi è successo di essere agganciato di primissima mattina da un texano di 63 anni dal bottone facile e dal peto ancora più facile. Parla sempre di viaggi Ronald, e siccome secondo me è sosia sputato del mio amico Corrado Ambrosi, lo immortalo da ogni lato. Scovare sosia in giro per il mondo è sempre inebriante. E mentre cammina con i suoi trekking poles fa sostanzialmente due cose: ti erudisce sui luoghi dove è stato e di tanto in tanto, all’improvviso, si concede alla flatulenza, senza interrompere né la camminata, né tantomeno la narrazione. Questo si chiama stile ragazzi.

Oggi abbiamo visitato Kuelap, la cosiddetta Macchu Picchu del nord, io e Ronald. Suggestiva per carità, ma di Kuelap potete leggere in ogni guida, su wikipedia e in chissà quanti dettagliatissimi blog di viaggio. Di Ronald no, solo qui potrete saperne di più. E torniamo a Ronald dunque.

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Ronald

Stato civile
Coniugato, con prole e nipotini, coltiva il vizietto del viaggio in solitaria. Come lo capisco.

Professione
Ronald testa software. Ha lavorato ovunque in USA, tantoché dopo un po’ ho rinunciato a capire dove abiti attualmente.

Capacità motorie
Li porta davvero bene i suoi 63 anni e certo, un po’ fatica sulle tratte più lunghe, ma con i suoi bastoni da trek e i suoi peti che squarciano la quiete di queste montagne sacre, credo compensi alla grande in termini di propulsività.

Situazione tricologia
Ha tutto quello che ci deve essere.

Orientamento politico
Sorpresa: un texano che vota democratico. Dichiara che ha smesso di votare repubblicano quando ha sentito esponenti del partito dichiararsi creazionisti e negare il global warming. E qui arriva la ciliegina sulla torta: quando gli chiedo che ne pensa della candidatura di Donald Trump, mi dice che ha un piano diabolico per distruggere il partito repubblicano dal di dentro. Tale piano consiste nel votare proprio Trump alle primarie repubblicane, in modo che sia lui il candidato finale del partito. A quel punto, secondo il piano di Ronald, il partito di Trump collasserà a causa dell’impresentabilità del suo leader.

Tecnologia a disposizione
Incommensurabilmente superiore alla mia, se si considera che ha un water purifier portatile a batterie, che tramite luce pulsata purifica un litro d’acqua in 60 secondi sterminando virus e batteri.

Quadro complessivo
Buona cineticità (anche se drogata), ottima parlantina, amante del viaggio solitario, democratico, lucida visione strategica, forte mobilità professionale, tricologicamente performante, altissimo tasso tecnologico. Non so voi, a 63 anni io ci metto la firma.