Sud America 2015/16 – Giorno #6 – Ecuador – Ancora trek, nonne andine, feste e ancora più cane

Macchinazione mentale lesbo a parte, il pensiero che dominava l’orizzonte del mio campo di consapevolezza mattutino e mattiniero era: ‘mi perderó’. Subito seguito da ‘i cani banchetteranno con le mie carni’.

A nulla sono valse le baldanzose rassicurazioni di Josè, il proprietario dell’ostello, che mi ha fornito orgoglioso la sua pessima mappa: se non fosse stato per la cartina dettagliata datami in lascito da un danese, sarei ancora a vagare per quelle montagne cercando il percorso per Isinliví (tragitto dato in 6 ore).

Ma che meraviglia affrontare questa tratta in solitudine totale, scendendo in una valle verdissima per seguire un fiume, passare un ponte sospeso, stravaccare al sole. Tutto perfetto. Troppo.
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Infatti passato il ponte (un tronco), e proseguendo per una piccola foresta di eucalipti, ecco che la mappa di Josè si rivela per cio’ che sapevo essere: una inutile ciofeca. Sia benedetta la Danimarca, i suoi abitanti e le loro mappe.

Il peggio arriva dopo che ritrovo la via, quando sono costretto a passare in una gola dominata dall’alto da cani che mi urlano contro: sasso nella mano destra, bastone nella sinistra, avanzo camminando all’indietro. E si scatena l’inferno, con quattro maledettissime bestiacce molto più agguerrite di quelle di ieri, che forti della superiorità numerica cercano di chiudermi in un cerchio. Ma io ho il know how e riproducono la strategia vincente di ieri: fronteggiarli agitando sasso e bastone per mandare a vuoto i loro attacchi alle caviglie e soprattutto il loro tentativo di accerchiamento (che sarebbe stato il peggior scenario). Ma stavolta non desistono, al che tento con una tecnica che i ranger predicano in USA e Canada in caso di face to face con gli orsi: mi apro il fido pile del Decathlon per sembrare più grosso e intimorirli. E porca troia funziona! 36 euro di pile ben spesi a questo punto. Siano benedetti gli USA, il Canada, i rispettivi ranger e le loro tecniche contro gli orsi. E pure i francesi, che hanno inventato il Decathlon.

Superata questa crisi, è stato tutto un godimento: ho conosciuto Laura, la nonnina andina di 85 anni che tirava in salita come un mulo (l’ho sedotta con acqua e biscotti), sono stato risucchiato in una surreale festa paesana pomeridiana dove mi hanno fatto ballare e bere mio malgrado, ho gozzovigliato sguazzando nella luce del tramonto in mezzo a americani, slovacchi e olandesi.

Si stava da dio, davvero, fino a quando non mi è balzata in testa una delle mie idee del cazzo…

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Laura, 85 anos

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