Sud America 2015/16 – Giorno #14 – Perú – Molestia sudamericana: voglio aprire una parentesi

Dopo una notte passata nella camera fornace di Jaen, mi sono svegliato più sfibrato di quando mi sono buttato sul letto. Forse la doppia porzione di carne asada, per quanto irreprensibile sul piano delle proprietà organolettiche, non era l’ideale considerate le condizioni climatiche. Ma di che mi lamento, mi aspettano solo altre 6 ore di trasporto combinato: un colectivo fino a Bagua Grande e poi altro van fino alla metà finale, Chachapoyas.

Chiaramente ci arrivo peggio di come sono partito, snervato dalla musica di merda che qualsiasi individuo alla guida si sente in assoluto dovere di diffondere a un volume disumano. E apriamola questa parentesi.

Credetemi, è una delle difficoltà maggiori del viaggiare oggi in questa parte del mondo: musica di merda a volumi pazzeschi, sempre, ovunque. E a nulla servono gli auricolari o i tappi, nada de nada. Parlo di un incrocio letale tra musica latina e disco music, credo si chiami Bachada. Qualunque sia il suo nome, è talmente stomachevole che quando qualcuno pompa nello stereo i grandi classici andini come El condor pasa o una Lambada (ve la ricordate? È boliviana!) provo un sollievo idilliaco.

Ma non basta: è brutale usanza che chiunque abbia voglia di farlo, prema play sul proprio cellulare per far gracchiare altra musica di merda dai propri altoparlantini integrati. Guardando meglio, tutto è permesso se parliamo di molestia sonora. I bambini urlano a squarciagola nei musei e i genitori a fianco li ignorano placidamente. In Europa verrebbero immediatamente decapitati da uno scappellotto. Negli alberghi i dialoghi delle televelas e l’inferno sonoro degli action movies rimbombano a volumi impensabili per le trombe delle scale, a qualsiasi ora del giorno e della notte.  Nei pulman notturni, dove si suppone dovresti poter dormire, i film vengono proiettati con tanti di quei decibel che manco in salaprove a 16 anni, il vicino chatta e wozzappa ed è un profluvio di notifiche. L’idea di mettere in modalità silenziosa un cellulare sembra essere fuori da ogni orizzonte.

Forse è una spirale negativa: qualcuno ha iniziato scelleratamente ad alzare il volume, è diventata una consuetudine, si sono ritrovati tutti mezzi sordi e ora l’unica è sparare alto. Se in Asia la dimostrazione di forza per antonomasia è l’avvicinamento allo zero assoluto mettendo a manetta l’aria condizionata, in America latina sembra essere sviluppare inquinamento sonoro con ogni mezzo. E non so cosa sia peggio. Chiusa parentesi.

Arrivato a Chachapoyas è troppo tardi per qualsiasi escursione seria, mi butto quindi sul canyon di Huancas, dove mi dedico al ripristino delle elementari funzioni motorie e uditive, cioè passeggio cullato da un live di Simon&Garfunkel in cuffia. Ed é una delle cose migliori che si possa fare sul bordo di un qualsiasi canyon.

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