Sud America 2015/16 – Giorno #51/52/53/54/55 – Cile – Schiaffi patagonici per tutti

Hai voluto la bici? Pedala!

Che saliscendi questi giorni di trek al Torres del Paine, e non solo dal punto di vista planimetrico. C’è stato di tutto: nuovi amici, tanto vino (venduto caro come l’oro), disagio, fatica, paura, adrenalina. E poi pioggia, sole, neve, vento.

Già: il vento.

Qualcuno s’è fatto davvero male al quarto giorno, quando i famigerati venti magellanici hanno soffiato alla folle velocità di 165 km/h, arrivando a rovesciare un bus…31 feriti di cui 12 gravi si diceva in rifugio.

Quanto a me, mai avrei pensato di trovarmi aggrappato a una roccia con tutte le mie forze, sussurrandole parole d’amore (era pur sempre S. Valentino perdio!) e sperando che fosse ben piantata al terreno…o di essere sbattuto per terra come un sacco di patate da una raffica improvvisa quanto letale, nonostante la zavorra dello zainone da circa 9 kg. Per non parlare delle facce scartavetrate dal pietrisco che ti arrivava in volto con una forza da spaccarti le lenti degli occhiali (che naturalmente ho perduto credo durante la rovinosa caduta).

E dire che ormai io e Alex, il mio compagno di sventura berlinese per i giorni 3 e 4, avevamo la nostra routine di difesa: appena la raffica veniva annunciata dal rumore di fronde, ci accucciavamo puntellandoci coi bastoni da trek e o aggrappandoci all’aggrappabile. Una roccia, una pianta, un albero, a volte persino un altro escursionista. C’era gente che invece si lanciava direttamente a terra mutuando per l’occasione tecniche belliche, soprattutto per evitare le sassaiole killer.

Il bollettino di guerra non lo sapremo mai, ma l’andazzo non prometteva niente di buono, tantoché i ranger hanno chiuso alcune sezioni particolarmente esposte il giorno dopo.

Ciononostante, e sebbene l’alleanza Italia-Germania abbia già fatto danni rimarcabili in passato, il duo italo-alemanno avanzava inesorabile verso la meta, cioè le Torri, da cui il parco prende il nome. E dopo nove ore: eccole là!

Che vi devo dire ragazzi…ho pianificato due mesi di viaggio in funzione di questi giorni che avrei dovuto passare al Torres del Paine e se avessi avuto solo sole spianato, con la brezza che mi accarezzava la chioma, sarei stato sicuramente felice. Ma così è stato davvero il massimo, la miscela perfetta. Non avrei potuto chiedere di meglio.

Ho scoperto una nuova droga. Si chiama Patagonia.

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Sud America 2015/16 – Giorno #50 – Argentina/Cile – Torres del Paine: a noi!

Ed eccomi qui, di nuovo in Cile, certosinamente piazzato a Puerto Natales, porta di ingresso al celeberrimo parco nazionale Torres del Paine, per quei tanto agognati e pianificati 110 km distribuiti su 4 giorni che purtroppo non promettono niente di buono dal punto di vista meteo.

Ma sono contento, comunque vada, perché pur con tutte le improvvisazioni del caso occorse in questi 50 giorni on the road, l’11 febbraio dovevo tassativamente essere qui. E qui sono. E non è stato per niente facile nè tantomeno lineare. Efficienza svizzera, stile italiano.

E qui a Puerto Natales ci sono solo escursionisti: tutti assorbiti dai febbrili e talvolta isterici preparativi per l’assalto al parco più bello e ambito del sud America. Al supermarket incontro non a caso una serie di personaggi conosciuti lungo questa entusiasmante discesa verso l’Antartide…ed è un bell’incontrare. Ognuno col suo tragitto, le sue storie, i suoi intoppi: ma alla fine tutti col sorriso stampato sulla faccia bruciacchiata dal sole, tutti pronti a prendere poderosi schiaffi patagonici da sua maestà Torres del Paine, che per i prossimi giorni minaccia pioggia e venti magellanici fino a 135 km/h.

Ma come ho già scritto altrove…se vuoi il relax…vai alla playa.

Sud America 2015/16 – Giorno #49 – Argentina – Toccata e fuga al Perito Moreno con gran chiusura di asado

Statisticamente e storicamente i ‘must see’ mi deludono. Troppe aspettative, troppi turisti, troppo business. Mi sono quindi avvicinato al famoso Perito Moreno con un certo animo, del tipo: ok, sono quaggiù verso la fine del mondo, devo vederlo, magari in volata. Ma non serbo particolari entusiasmi.

E certo, ci sono stati i soliti spettacoli beceri tipo gente che aspetta che cadano pezzi dal fronte del ghiacciaio guardando direttamente nello smartphone per immortalare l’evento (= momento perso)…all’urlo di ‘ah Gigggi…l’hai preso?!? Aoh l’hai preso?! Ah Gigggi?! E risponneme!!!’…

…ma dalle 18 in poi la luce ha dato spettacolo e sì: con le giuste condizioni meteo il Perito Moreno spacca i culi ai passeri.

Andateci col bus della sera, datemi retta. E quando siete li…non fate 300 foto al secondo…guardatelo, godetevi i cambi di luce, aspettate che collassi qualche enorme pezzo dal fronte e gustatevi il tonfo sordo e le onde gigantesche che si generano, senza portarvi il cellulare agli occhi come automi. Guardatelo perdio, guardatelo per davvero! Fine dei consigli.

Alla cena nutrivo invece aspettative ai vertici per la Tablita, parilla di cui si faceva un gran favellare durante i trek a El Chalten. E che dire: il cordero patagonico asado ancora una volta non delude. A prescindere dal meteo, dall’orario e dai turisti italiani che hai tra i coglioni.

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Sud America 2015/16 – Giorno #46-47-48 – Argentina – El Chalten: orgia di agnelli patagonici e trek

El Chalten, la capitale argentina del trekking, me la ricorderò per due cose: i trekking stellari attorno all’imponente massiccio del Fitz Roy, appunto, e le abbuffate di cordero patagonico (agnello della Patagonia).

Dei trekking stellari attorno all’imponente massicio del Fitz Roy non frega una mazza a nessuno, basterà quindi dire che sono stellari. Due parole sul cordero patagonico però voglio davvero spenderle: il meglio lo dà in versione asada, cioè cotto lentamente alla brace, col fumo che viene pazientemente direzionato dall’asador, qui una vera e propria professione.

Gli agnelli vengono impalati sulla brace a quattro di spade completamente squartati, in mondo da favorire una cottura lenta quanto perfetta. Non sono un fan dell’agnello in Italia, ma cotto così…roba da trasferirsi per sempre qui.

Tra poco dovrebbe essere Pasqua, già immagino il solito ‘salva un agnello’ circolare per i social. Rivolgo piuttosto un appello ai ristoratori italiani: se c’è qualcuno che sappia davvero asare un cordero attenendosi ai rigidi dettami della scuola argentina…mi scriva al più presto.

E’ pasqua. Asa un agnello.

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Sud America 2015/16 – Giorno #45 – Cile/Argentina – Che sconfinamento

Ho già detto dell’importanza strategica dei servizi logistici avanzati offerti dal sig. Carlos Levican nell’economia del mio piano A: sconfinare via terra da Villa O’Higgins (Cile) a El Chalten (Argentina) in circa 12 ore.

Che ha di così speciale questo sconfinamento? Che combina due traghetti e diversi km di trek, più eventuali passaggi in camioneta o cavallo. Il tutto in rara solitudine, tra paesaggi come al solito sublimi fatti di boschi, laghi e lagune dell’azzurro rubato al cielo più azzurro mai visto, montagne incappucciante, lingue glaciali scintillanti al sole. Credetemi, è una sbatta enorme in termini organizzativi, fisici e soprattutto psicologici, perché come sempre le informazioni sono frammentarie, contraddittorie e naturalmente il ‘non si può sapere’ incombe come una scure, riecheggiando con la persistenza di un mantra per le vie di Villa O’Higgins.

Ma non solo il gioco vale la pena: devo ammettere che la pena vale il gioco. Se fosse tutto chiaro, sicuro, in definitiva facile, sarebbe un’esperienza in qualche modo più ordinaria. Mi viene da pensare che sia tutta una mossa di marketing orchestrata dai governi in causa, giusto per mantenere viva la fiamma e farci sentire tutti un pò più avventurieri. Ma ci credo poco…é semplicemente la Patagonia cilena.

Il Levican poi, è davvero un miracolato. Non solo nasce possidente, ma agli albori del secolo XXI ecco che si apre questo passaggio tra Cile e Argentina e toh…passa proprio per il suo immenso podere! In men che non si dica il Levican appronta un rifugio, un camping e i predetti servizi di trasporto. Come se non bastasse il governo vuole costruire una pista di atterraggio di emergenza (ad oggi inutilizzata) proprio nel suo terreno…e ne compra un bel pezzo.

Sig. Carlos, el gobierno pagò bien?
Claaaaro!!! Muuuuuy bien!!!

Non deve essere facile vivere li, soprattutto nel lungo, buio e severo inverno patagonico…Ma non ho mai visto una persona più sciallata del Levican.

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Sud America 2015/16 – Giorno #39/40/41/42/43/44 – Cile – Circo Austral

In questi miei giorni concitati lungo la Carretera Austral, è andato in scena un circo di personaggi, situazioni e interazioni semplicemente memorabile. Ne butto li un affresco confusionario e rocambolesco, come lo è stato il mio incedere su questo sterrato che serpeggia tra panorami irripetibili.

Trovare un posto in bus per Villa O’Higgins
Solo due bus la settimana: tutti già pieni e devi assolutamente arrivarci domani o sarai costretto a ripiegare su un itinerario completamente diverso che non ti sfagiola. Attimi di sconforto, telefonate, piani B/C/D in rampa di lancio. Per puro caso incontri il padrone stesso della linea Catalina e scopri che siccome c’è molta richiesta forse metterà un doppio bus domani, ma si saprà solo alle 8 di sera perché si é rotto un pezzo e non si sa se il ricambio arriverà in tempo. Nel frattempo però si libera miracolosamente un posto, lo prendi con l’entusiasmo di Fantozzi quando prenota la suite imperiale a Capri. E comunque il pezzo arriva, il boss raddoppia la potenza di fuoco della sua flotta mettendo in servizio il secondo sfavillante bus…ma la mattina…metà della gente prenotata non si presenta. Posti a non finire per Villa O’Higgins.

Prenotare un bus di ritorno della linea Gordo Gómez
Se devi andare da Villa O’Higgins a Tortel, si va a casa di Gordo Gómez stesso (letteralmente Gómez il ciccio), nel suo sofà. Li perfezioni la transazione tramite le sue figlie che avranno si e no dodici anni. Se però hai la folle richiesta di comprare anche il ritorno Tortel-Villa O’Higgins, vanno tutti nel pallone. Tutti tranne Gordo Gómez, che viene scomodato per gestire in prima persona l’inedita quanto audace richiesta. Allora gli si spieghi che devi assolutamente essere sicuro di avere un posto per tornare a Villa O’Higgins la sera stessa, anche se proprio non riesci a capire per quale motivo non si dovrebbe poter prenotare una andata + ritorno come in qualsiasi luogo del mondo. Il buon Gordo Gómez (che è realmente ciccio), allora metterà in campo le sue collaudatissime procedure di customer service e si arrabbatterà come potrà tra cellulari e passaparola, e in qualche modo avrai il tuo posto. Anche se il suo bus scalcinato arriverà a notte fonda con 3 ore di ritardo.

Pagare le prenotazioni per sconfinare in Argentina tramite trek
L’agenzia che cura questo pazzesco passaggio di confine Cile-Argentina chiude alle 21.00, ma prima delle 17.00 non ti accetta la prenotazione perché fino a quell’ora non si sa se il traghetto salperà o meno. Solo che tu torni col bus di Gordo Gómez proprio alle 21.00, e sai benissimo che per quanto Gordo Gómez sia un ciccione dal cuore d’oro attento ai bisogni dei suoi clienti, il suo poderoso mezzo non sarà mai puntuale. Quindi? Ci pensi su e alla fine dai i soldi alla padrona del tuo ostello e le chiedi se può andare lei in agenzia dopo le 17. Lei gentilmente lo fa, tu le dai 10 su booking.com. Do ut des.

Cercare di contrattare un passaggio in macchina o un cavallo per sconfinare
Questa è stata l’interazione più bizzarra e serve una premessa. Il sig. Carlos Levican é un abbiente proprietario terriero che gestisce in questa terra di confine soluzioni logistiche ad alto valore aggiunto (cioè trasporti arrangiati e assolutamente in nero). Egli vive felice e ricco sfondato in mezzo al nulla tra Cile e Argentina, dove però non c’è il telefono. Ma come contattarlo per fruire dei suoi servizi? Qualcuno in paese mi ha suggerito una soluzione impensabile: andare dai carabinieros per chiedere loro di contattare via radio altri carabinieros nell’altro lato dell’immenso Lago O’Higgins, affinché questi avvisassero a loro volta a voce il suddetto Carlos Levican che un ‘mochillero italiano ha bisogno di un cavallo o un passaggio per i primi 16 km del trek di sconfinamento’, sottolineando che ‘senza ausilio di mezzi di locomozione il viaggiatore non farà in tempo a prendere l’ultimo traghetto del Lago del Desierto, in Argentina’. Arrivato là, dopo 4 ore di navigazione sul primo barcone, nessuna traccia del Levican: solo altri carabinieros. Ma dopo un po’ che giravo sconfortato per il molo, eccolo fendere l’orizzonte col suo 4×4, corroborato dal suo smagliante sorriso da agiato latifondista. Triangolazione riuscita, anche se non so bene come.

Insomma l’avrete capito: se volete testare la vostra tenacia, flessibilità, capacità organizzativa, doti sociali, creatività e non ultimo la vostra dose di culo…la Carretera Austral è davvero il terreno giusto.

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Sud America 2015/16 – Giorno #38 – Cile – Mors tua…vita mea

Fuggire da Villa Cerro Castello, dicevo. La situazione è bene o male la seguente: i bus passano solo la mattina. E questo è un fatto. Poi se ci si addentra nella questione del quando, le opinioni in paese iniziano a divergere. Chi dice alle 10, chi alle 11.30, chi alle 13, chi sospira un ‘non si può sapere’.

Il surreale arriva quando si affronta la fondamentale questione del dove: e qui il tutto diventa semplicemente inaffrontabile. Perché io posso pure aspettare 12 ore a una fermata, a patto che esista una fermata. Cosa che qui a Villa Cerro Castillio (ormai rinominata Villa Cerro Castigo) sembra una cosa fuori da ogni canone. Chi dice qui, chi dice lì, chi dice lungo la Carretera Austral, chi dice all’incrocio…e non ho ancora aggiunto la ciliegina sulla torta: non si sa se avranno posti, e naturalmente non si può prenotare. Vigerebbe, pertanto, la regola del chi prima arriva bene alloggia…ma…arriva dove?

Immaginativi dunque un bus che si affaccia al vostro orizzonte sensoriale annunciato dal rombo dei suoi motori. Immaginate poi una masnada di mochilleros (viaggiatori con zaino in spalla) drizzare le antenne e cercare di indovinare dove questo cazzo di bus si andrà a fermare…e spostarsi istericamente di conseguenza. Anche alcuni autostoppisti a quel punto tenteranno il colpaccio, cedendo alla tentazione di una corsa in autobus. E in questa Babele…assetata di mobilità e incattivita dalla lotta per un posto…chi era primo nella fila? Ma soprattutto: quale fila? Ho reso l’idea?

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Unafoto di una mappa della Carretera Austral