Facebook&co: divide et impera 2.0. Ovvero cosa rimane dopo i pompini virtuali.

da WIKIPEDIA:
Divide et impera (dal latino dīvide et īmpera, letteralmente «dividi e comanda») è una locuzione latina tornata oggi in uso, secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un’autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.

Si sente dire spesso che Facebook e compagnia bella siano social network basati sul consenso. Non sono d’accordo. Da un punto di vista prettamente tecnico è così: su FB il pulsante “DISLIKE” non c’è, il pollice digitale non può che svettare vittorioso verso il cielo. Tanto che ora che annunciano che implementeranno anche il pollice verso, si affrettano a precisare che significherà ‘Mi dispiace!’, non certo ‘Hai detto una minchiata!’. Lo so che sarebbe orgasmico avere anche il pulsante “NON-ME-NE-FREGA-UNA-FAVA”, ma questo è un altro discorso.

Il sistema ci suggerisce continuamente amici in base ad algoritmi che scandagliano preferenze, interessi, inclinazioni. Tutto questo allo scopo di aggregare e far crescere il calderone. Auguri innescati dai promemoria, like di cortesia o da rimorchio, azzerbinamenti tipo ‘sei bellissima’ o ‘sei un grande’, e bla bla bla. Se fossimo in Pulp Fiction, Mr. Wof li chiamerebbe ‘pompini virtuali’.

Ma tolti i pompini virtuali, cosa rimane?

Rimane qualche scambio genuino tra amici (quelli veri di solito) e una tragicomica Royal Rumble a base di:

  • Vegetariani vs Carnivori
  • Animalari vs Specisti
  • Garantisti vs Forcaioli
  • Razzisti vs Buonisti
  • Musicisti vs Dj

e ancora automobilisti contro motociclisti, motociclisti contro scooteristi, scooteristi contro ciclisti, ciclisti contro pedoni (e naturalmente tutti contro i ciclisti, che hanno oggettivamente scassato la minchia). E la lista della spesa potrebbe continuare per il tempo necessario a finire la Salerno-Reggio Calabria. Più che sul consenso, il circo è basato sulla polarizzazione.

Niente di nuovo sotto il sole, certo, il divide et impera ha sempre funzionato. Il fatto è che qui, oggi, in questo dato momento storico, chi smazza le carte si è ritrovato per le mani un giocattolino davvero fantastico prima per AGGREGARE e poi per DISTRARRE, DEPISTARE, INGOLFARE utenti in sterili diatribe. Autentici assalti all’arma bianca, goffi, grotteschi e surreali, da cui purtroppo si tende a trarre e esaurire la propria giustificazione esistenziale. Non so, provate a toccare un micino a una gattara. Provate a dire a un vegano che non esiste una prova scientifica che la sua sia una dieta migliore e che quel pittogramma non è un cavernicolo che insegue un’insalata con una lancia. Oppure azzardatevi a dire a un musicista che anche i DJ fanno musica. Dai, provate.

Anche la TV polarizza da decenni, ma non potevamo andare in tv a insultare chi non la pensasse come noi. Al limite potevamo farlo al bar sottocasa. E ci esponevamo in prima persona quando dicevamo castronerie. Diventavamo il cazzaro del quartiere. Diciamo che ci pensavamo due volte, forse. Altra storia.

E le argomentazioni e il tenore dei dibattiti? La profondità di una pozzanghera dopo un fugace acquazzone tropicale. Tutto un azzanna alla gola e fuggi, che fa tremare i polsi se si considera l’inserimento in costituzione del suffragio universale, che appare oggi sempre più per quello che in realtà fu: un ottimistico errore storico.

E così, mentre si delira e ci si accoltella su ‘vaccini che inducono autismo’, su ‘cure per il cancro che nessuno ti dirà’ o su ‘scie chimiche che controllano i climi’, chi sta al banco riesce a far passare sottotraccia scandali epocali come il caso Snowden (dalle implicazioni enormi che sembrano non interessare a chi è però attentissimo a scrutare scie di aerei col naso all’insù), le porcate dei T.T.I.P. (altro che danni da olio di palma, ma per capirci qualcosa toccherebbe arrovellarsi con termini quali ‘arbitrati internazionali’, non sia mai). E chissà cos’altro. Già, chissà cos’altro, ma intanto che si corra di gran lena a firmare la petizione fuffa di STOP VIVISECTION, mirabile esempio di disinformazione pianificata (leggi ‘presa per il culo’).

Si ha l’illusione che tutto o quasi possa essere conosciuto con un click. Ma non è mai stato così facile per l’usciere accompagnarci dolcemente (e senza che noi fiatiamo) verso l’uscita mentre in sala va in onda l’evento clou, quello che conta davvero. Di cui chiaramente non solo non sapremo mai una fava, ma nemmeno ci importerà mai una fava, intenti come saremo a scagliarci frecce alla merda dai nostri bastioni di guano.

‘Prego signori, per di qua, c’è di meglio da vedere: più facile, più stuzzicante, più gratificante di quella noia mortale che stiamo proiettando per pochi intimi. Complottari, animalari, vegani, mangiacadaveri, a voi la scelta: identificatevi in qualche categoria, ve ne suggeriamo a bizzeffe, e serrate le mascelle alla giugolare del nemico, che alle cose tediose pensiamo noi!’

Io non ho la minima idea di chi sia il croupier, né tanto meno di chi sia il proprietario del casinò, ma come tutti voi so che alla lunga il banco vince. Sempre. E ho la nettissima impressione che il banco non abbia mai conosciuto tempi migliori.

PS
Qualche amico/a si potrebbe imbufalire sulla questione scie chimiche, scagliandomi contro qualche anatema. Niente di personale ragazzi, fate i bravi e vogliamoci bene lo stesso.

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3 pensieri su “Facebook&co: divide et impera 2.0. Ovvero cosa rimane dopo i pompini virtuali.

  1. Articolo bello,ma la parte sui ciclisti è sbagliata.I ciclisti ce l’hanno con tutti tranne che coi pedoni, e sono quelli che creano meno problemi sulla strada, ma sono il capro espiatorio. Comunque servono anche quelli

  2. i ciclisti hanno rotto il cazzo. punto.

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