Nasce oggi CAFFE’ CON UTOPIA – Un blog pregno

Cari amici iscritti a quest wordpress, ho deciso di aprire un blog indipendente dal quale continuerò a postare i miei articoli: CAFFE’ CON UTOPIA – Un blog pregno.

‘Caffè con utopia è un blog pregno. Ma anche inopportuno come il doppiaggio in un pornazzo, garbato come un Mario Brega quando gli bozzi la macchina nuova, fuoriluogo come un duo comico Zoff/Zeman. E naturalmente sprintoso come un caffè con utopia.’

Questo wordpress verrà invece utilizzato per tenere traccia delle mie attività, per i racconti, le pubblicazioni e i discutibili diari di viaggio.

Per tutto il resto, mi piacerebbe vedervi qui:

www.caffeconutopia.com

Dai che il primo articolo non è manco male.

D.J.E.

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UNA VISITA ALLA MUTUA (racconto breve)

UNA VISITA ALLA MUTUA © 2008 Daniele Galassi

Ormai non ne potevo più, erano dappertutto. O meglio, non erano da nessuna parte, tranne che sul mio pene. Quelle macchie erano cominciate neanche mi ricordo più quando, certo è che avevano preso di mira proprio il mio argano del sollazzo. Solo lui e niente altro. Così mi decisi ad andare da un dermatologo, uno di quelli della mutua per pagare meno. Feci tutte le pratiche del caso, aspettai un paio di mesi che arrivasse il mio turno, e il giorno della visita andai in ospedale. Feci la fila per pagare il ticket, pagai il ticket e mi immisi in un’altra fila.

Dopo una mezz’ora adocchiai una infermiera con due bocce da guinness che spingeva una carrozzella vuota. Stava tutta chinata in avanti e la sua scollatura mi si offriva in tutta la sua generosità. Sculettava e ancheggiava per giunta, la signorina. Poi a un certo punto l’inevitabile: marmorizzazione della zona infestata dalle macchie.

Me ne stetti un bel pezzo a fantasticarci sopra, quando tutto d’un tratto realizzai che stavo facendo un errore grossolano: qualcuno stava per guardarmi il pene, non era il caso di avere un’erezione. E proprio in quel momento mi chiamarono. Un tuffo al cuore mi confermò che ero nei guai. Entrai, c’era una dottoressa che mi aspettava. Mentre guadagnavo l’entrata, la pressione all’interno dei capillari sembrava addirittura aumentare: il gingillo mi stava letteralmente scoppiando. La dottoressa notò il mio disagio e mi chiese se stavo bene. Allora cercai di prendere tempo. Le dissi che dovevo controllare diverse cosette. Mi inventai lì per lì un controllo ai nevi. Mi fece togliere la camicia e la maglietta e mi ispezionò. Il membro era ancora marmorizzato. Tutto a posto coi nevi. “Altro?” mi chiese. Sì, altro: mi inventai un problema di forfora. Lei mi diede un’occhiata e mi disse flemmatica: “Lei non ha la forfora. Altro?”

Ero nei guai: l’attrezzo non ci pensava nemmeno a tornare a riposo. “Oddio, ogni tanto ho anche un prurito diffuso”. Lei mi chiese allora se ero allergico alla polvere.
“Mmm…beh potrebbe essere ma non so…”.

Poi però avvenne il fattaccio: abbassò gli occhi e vide che sulla ricetta c’era scritto che il motivo della visita era un altro. Testualmente: “depigmentazione zona genitale”. Piuttosto inequivocabile. “Non si vergognerà?” mi fulminò da sotto gli occhiali.
“No, no, è che quello era solo uno dei motivi…comunque adesso le faccio vedere” balbettai. Mentre mi spogliavo la mia mente andò alle cose più orrorifiche: stragi di bambini, vecchie nude in posizione ambigue, carcasse di animali in putrefazione nel deserto…ma niente da fare: duro, duro, duro. Alla fine gettai la spugna e le sciorinai la mia erezione. Lei lo guardò, non lo toccò e sentenziò: “E’ solo vitiligine. Probabilmente la causa è lo stress. Se le crea disagio con le donne consideri che quando sarà in erezione le macchie rimarranno della stessa dimensione e in proporzione al pene sembreranno più piccole di come sono adesso che ha il pene a riposo”.

In quel momento il mio gingillo ebbe un tracollo totale e batté ritirata, sotto lo sguardo impassibile della dottoressa: e aveva ragione, la dottoressa, perché adesso le macchie sembravano davvero più grandi.

© 2008 Daniele Galassi

L’EDITOR (racconto breve)

L’EDITOR © 2004 Daniele Galassi

“Il tuo racconto non è affatto male sai?”
“Grazie, ci ho perso parecchio tempo… sono contento che non ti sembri la solita boiata!”
“No, no, anzi… è proprio quello che ci voleva, una ventata di novità…” Pausa. “Però… sai che c’è?” mi fa l’editor.
“Cosa?” faccio io. “Manca un po’ di spessore… nel senso che la storia fila via che è una meraviglia, ma manca un messaggio di più ampio respiro, non trovi?”

Ecco lo sapevo. Bisogna che ci sia l’ampio respiro, uno non può raccontare e basta. Ci deve essere sempre un messaggio cosmico sotteso.

“Tipo, ” continua lui, “ quella casa dissestata… la farei in legno, non in pietra… perché il legno è materiale vivo che respira, che si ribella alla passività del non essere, capisci? E poi quando lui acquista l’auto nuova… la farei verde, non rossa! Il verde è il colore della speranza… è più in linea con tutto, non trovi? Né rossa, troppo passionale… né bianca o nera, troppo categorici! Verde la farei. Cosa che si ricollega bene al finale, dove s’intravede lo spiraglio…”
“Quale spiraglio? Finisce con un suicidio!”
“Sì certo, ma non è un suicidio poi così definitivo se lo si legge nella giusta ottica…” “??????????”
“Anzi, io cambierei il suicidio in un tentato suicidio e ci metterei una figura femminile che gli fa cambiare idea…”
“Mmm… e perché?”
“Perché potrebbe simboleggiare l’ancora di salvezza che ognuno di noi vede, o ha bisogno di vedere, in qualcun altro…”
“Ma lui è solo come un cane per tutto il tempo!”
“Sì appunto, mettiamoci una lei e tutto si colora, non pensi?” Poi mi continua: “Anzi, facciamo che lei non c’è fino alla fine, cosicché quando compare si ha un effetto visivo sorprendente, fortissimo! La speranza remota che si concretizza all’improvviso… alla fine, inaspettata, quasi di una violenza carnale… che ne pensi?”
“Mmm… io non volevo dare una sfumatura così ottimistica al tutto…”
“Allora mettiamoci un lui, diamo al tutto un taglio più moderno!”
“Un amico?”
“Direi più un alter ego, e in questo caso tutto il racconto potrebbe simboleggiare nient’altro che la ricerca di sé stessi… sì, grande idea! Queste cose fanno presa e vendono un sacco… che ne dici allora? Ti piace l’idea dell’alter ego?”
“Oddio non è che mi entusiasmi l’idea della ricerca di sé stessi…”
“Capisco… Ah ecco, ci sono: non si potrebbe fare allora che questa figura è solo un’allucinazione schizofrenica? Un sintomo del malessere d’oggi? Dell’incapacità di razionalizzare a fondo il proprio io?”
“Ma… onestamente non… ”
“Hai ragione, hai ragione! So cosa stai per dire: la macchina verde a questo punto non c’entrerebbe più una mazza… la facciamo grigia! Un colore baricentrico, tra il bianco asettico di un’esistenza scevra da tentazioni e il nero di una vita senza moralità? Eh? Cazzo il grigio va tantissimo quest’anno!”
“Ma non sarà una forzatura?”
“Come una forzatura? Già mi vedo il titolo: CROMIA BARICENTRALE, che bomba! Oppure BARICENTRO CROMATICO! Sì, questo è grandioso… perché quella faccia?”
“Onestamente mi piaceva più il mio, ma…”

Vedo che si blocca. Occhi sgranati, manata sulla scrivania:

“Ahhh! A questo punto credo proprio di aver capito cosa avevi in mente! Cazzo, altro che mancanza di spessore! Hai creato un mattone esistenziale caro mio, questa roba vale oro! Sei un grande!”. Pacca sulla spalla. “Tutto torna: la casa in disuso, la macchina, sì ok a parte il colore, ma la macchina è davvero una mazzata bestiale! La mancanza di una figura di sostegno… a parte il sempre possibile innesto del finale schizo-paranoide ovvio… ci si potrebbe vedere anche un rimando alla vita sessuale, forse omosessuale, del protagonista! Aspetta un attimo…” Mani sincrone che si abbattono sulla scrivania, occhi smaniosi: “… e se lui fosse l’amante del suo alter ego? GENIALE! Una chiara metafora dell’incertezza e della crisi d’identità sessuale tipica dei giorni nostri! Aspetta che sentano quest’idea e impazziranno tutti!” ”??????????”

A questo punto si sta producendo in cazzate senza la minima censura mentale. Per fortuna interviene un cellulare a dirottare la sua attenzione altrove. Il pazzo risponde, sussurra qualcosa. Poi, all’improvviso, si alza e divora la distanza che lo separa dalla porta a grandi falcate. Esce scusandosi, dice: “Solo un attimo!”

Finalmente un po’ di calma, il treno merci si è fermato. Il mio cervello è ormai in brandelli, una forma di parmigiano mangiucchiata da un’orda di topi. Ma rimane pur sempre l’unico ostacolo fisico che impedisce alle mie tempie di andare a toccarsi l’una con l’altra. La morsa si serra, addirittura mi pare di sentire una pressione interna che mi spinge le orbite in fuori. Ma è solo un’impressione, come lo è questo fischio assordante che mi scartavetra i timpani. Calma, ci vuole calma.

inspiro
respiro
inspiro

Le tempie si danno finalmente una rilassata, anche il cervello a questo punto riprende un po’ d’ossigeno. Ma poi sento un tramestio sovrumano, si direbbero cento bersaglieri o una mandria di vacche. Macché, è lui che ritorna alla carica, più gasato di prima. Come se non lo conoscessi! Vuole battere il ferro finché è caldo, secondo lui oggi abbiamo posto le basi per un vero best-seller. Infatti, irrompe nella stanza tutto sudato e trafelato, scaraventa il cellulare sulla scrivania e si schianta di peso sulla sua postazione da guerra. Mi fissa un attimo come se fossi semitrasparente.

E attacca: “Carissimo… dove eravamo rimasti?”. Pausa. Sembra non ricordarsi…ma magari! E invece neanche per sogno: ”AH! LUI E’ L’AMANTE DEL SUO ALTER EGO! TIE’! Voglio vedere chi cazzo ha mai avuto un’idea del genere! GENIALE! G-E-N-I-A-L-E!”. Scarica di cazzotti per ogni vocale e consonante della parola “geniale”. Non so chi tra me e la scrivania ne uscirà più devastato. Suona il suo cellulare, un’altra volta. “Fregatene, fregatene!” mi fa tutto scosso.“Lavoriamo sull’idea piuttosto, dobbiamo focalizzarla bene sulle ali del primo entusiasmo!”

Vorrei potergli scattare una foto: accatastato sulla poltrona girevole, è tutto proteso verso di me, la testa è incassata tra le spalle, i gomiti all’infuori piegati ad angolo retto col peso a scaricare (tanto per cambiare) tutto sulla povera scrivania. Il mio occhio inciampa sulla sua postura grottesca e cade sul cellulare che ancora canta. Mi viene voglia di fare un po’ lo stupido e di spararne una grossa. “E se facessimo così…” dico fingendomi ispirato.
“Sono tutto orecchi, ma dubito che potremmo trovare di meglio giunti a questo punto…” “E se lui fosse solo un cellulare? Sì, un cellulare che vive solo dei ricordi del suo padrone! Un cellulare, bada bene, non con una pila al litio, di quelle a lunga durata, ma con una batteria da quattro soldi… destinata ad una vita che, si esaurisce sì in poco tempo, ma che ricomincia prima! Perché le batterie, quelle non al litio, durano meno ma si ricaricano prima… eh? Che te ne pare?”

Lui mi fissa, non dice niente. Mi aspetto che si metta a ridere come un pazzo e che poi ricominci a frullare cazzate su cazzate. Invece s’irrigidisce e non dice una parola. Quasi nemmeno respira. All’improvviso i suoi occhi sembrano disegnati col compasso, immobili sul niente. Un leggero tremito si riverbera dalla sua palpebra sinistra allo zigomo sottostante. Poi, lentamente, mento e bocca scompaiono nel palmo della sua mano, le unghie tra le sue labbra. Non una parola. Il suo sguardo riprende vita. Toglie la mano dalla bocca e me la porge. La stretta è forte e decisa. Nei suoi occhi emozione vera.

© 2004 Daniele Galassi
Nota: da questo racconto è stato tratto un cortometraggio poi rimosso (comprensibilmente) dal regista

Facebook&co: divide et impera 2.0. Ovvero cosa rimane dopo i pompini virtuali.

da WIKIPEDIA:
Divide et impera (dal latino dīvide et īmpera, letteralmente «dividi e comanda») è una locuzione latina tornata oggi in uso, secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un’autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.

Si sente dire spesso che Facebook e compagnia bella siano social network basati sul consenso. Non sono d’accordo. Da un punto di vista prettamente tecnico è così: su FB il pulsante “DISLIKE” non c’è, il pollice digitale non può che svettare vittorioso verso il cielo. Tanto che ora che annunciano che implementeranno anche il pollice verso, si affrettano a precisare che significherà ‘Mi dispiace!’, non certo ‘Hai detto una minchiata!’. Lo so che sarebbe orgasmico avere anche il pulsante “NON-ME-NE-FREGA-UNA-FAVA”, ma questo è un altro discorso.

Il sistema ci suggerisce continuamente amici in base ad algoritmi che scandagliano preferenze, interessi, inclinazioni. Tutto questo allo scopo di aggregare e far crescere il calderone. Auguri innescati dai promemoria, like di cortesia o da rimorchio, azzerbinamenti tipo ‘sei bellissima’ o ‘sei un grande’, e bla bla bla. Se fossimo in Pulp Fiction, Mr. Wof li chiamerebbe ‘pompini virtuali’.

Ma tolti i pompini virtuali, cosa rimane?

Rimane qualche scambio genuino tra amici (quelli veri di solito) e una tragicomica Royal Rumble a base di:

  • Vegetariani vs Carnivori
  • Animalari vs Specisti
  • Garantisti vs Forcaioli
  • Razzisti vs Buonisti
  • Musicisti vs Dj

e ancora automobilisti contro motociclisti, motociclisti contro scooteristi, scooteristi contro ciclisti, ciclisti contro pedoni (e naturalmente tutti contro i ciclisti, che hanno oggettivamente scassato la minchia). E la lista della spesa potrebbe continuare per il tempo necessario a finire la Salerno-Reggio Calabria. Più che sul consenso, il circo è basato sulla polarizzazione.

Niente di nuovo sotto il sole, certo, il divide et impera ha sempre funzionato. Il fatto è che qui, oggi, in questo dato momento storico, chi smazza le carte si è ritrovato per le mani un giocattolino davvero fantastico prima per AGGREGARE e poi per DISTRARRE, DEPISTARE, INGOLFARE utenti in sterili diatribe. Autentici assalti all’arma bianca, goffi, grotteschi e surreali, da cui purtroppo si tende a trarre e esaurire la propria giustificazione esistenziale. Non so, provate a toccare un micino a una gattara. Provate a dire a un vegano che non esiste una prova scientifica che la sua sia una dieta migliore e che quel pittogramma non è un cavernicolo che insegue un’insalata con una lancia. Oppure azzardatevi a dire a un musicista che anche i DJ fanno musica. Dai, provate.

Anche la TV polarizza da decenni, ma non potevamo andare in tv a insultare chi non la pensasse come noi. Al limite potevamo farlo al bar sottocasa. E ci esponevamo in prima persona quando dicevamo castronerie. Diventavamo il cazzaro del quartiere. Diciamo che ci pensavamo due volte, forse. Altra storia.

E le argomentazioni e il tenore dei dibattiti? La profondità di una pozzanghera dopo un fugace acquazzone tropicale. Tutto un azzanna alla gola e fuggi, che fa tremare i polsi se si considera l’inserimento in costituzione del suffragio universale, che appare oggi sempre più per quello che in realtà fu: un ottimistico errore storico.

E così, mentre si delira e ci si accoltella su ‘vaccini che inducono autismo’, su ‘cure per il cancro che nessuno ti dirà’ o su ‘scie chimiche che controllano i climi’, chi sta al banco riesce a far passare sottotraccia scandali epocali come il caso Snowden (dalle implicazioni enormi che sembrano non interessare a chi è però attentissimo a scrutare scie di aerei col naso all’insù), le porcate dei T.T.I.P. (altro che danni da olio di palma, ma per capirci qualcosa toccherebbe arrovellarsi con termini quali ‘arbitrati internazionali’, non sia mai). E chissà cos’altro. Già, chissà cos’altro, ma intanto che si corra di gran lena a firmare la petizione fuffa di STOP VIVISECTION, mirabile esempio di disinformazione pianificata (leggi ‘presa per il culo’).

Si ha l’illusione che tutto o quasi possa essere conosciuto con un click. Ma non è mai stato così facile per l’usciere accompagnarci dolcemente (e senza che noi fiatiamo) verso l’uscita mentre in sala va in onda l’evento clou, quello che conta davvero. Di cui chiaramente non solo non sapremo mai una fava, ma nemmeno ci importerà mai una fava, intenti come saremo a scagliarci frecce alla merda dai nostri bastioni di guano.

‘Prego signori, per di qua, c’è di meglio da vedere: più facile, più stuzzicante, più gratificante di quella noia mortale che stiamo proiettando per pochi intimi. Complottari, animalari, vegani, mangiacadaveri, a voi la scelta: identificatevi in qualche categoria, ve ne suggeriamo a bizzeffe, e serrate le mascelle alla giugolare del nemico, che alle cose tediose pensiamo noi!’

Io non ho la minima idea di chi sia il croupier, né tanto meno di chi sia il proprietario del casinò, ma come tutti voi so che alla lunga il banco vince. Sempre. E ho la nettissima impressione che il banco non abbia mai conosciuto tempi migliori.

PS
Qualche amico/a si potrebbe imbufalire sulla questione scie chimiche, scagliandomi contro qualche anatema. Niente di personale ragazzi, fate i bravi e vogliamoci bene lo stesso.

MONDO ERMETICO #1 – CINA E DIRITTI UMANI: IL CASO YOUPORN

E’ stata dura ragazzi, ma ERMETICO CHANNEL è pronto a presentarvi la prima puntata di MONDO ERMETICO, alle prese con un tema di incredibile portata: la Cina e i diritti umani.

Perchè la domanda è: si può davvero limitare uno dei diritti basilari dell’uomo (e della donna)?
Ermetico Ermes risponde indagando da Shanghai. Didascalico Frusto conduce una puntata contro la censura del web che assurge a grido di libertà!

Iscrivetevi alla pagina di ERMETICO CHANNEL su FB, Youtube e Youporn!

ERMETICO ERMES SHOW#1 – ANSIA DA ISIS

Ermetico Ermes Show #1 – ANSIA DA ISIS

Avete paura di perdere il vostro stile di vita a causa dei terroristi? Tutta fuffa.

Vi spieghiamo il perché nella puntata n.1 dell’ Ermetico Ermes Show, da seguire fino all’ultimo secondo per apprezzare l’intervento del nostro pregiatissimo direttore cav. Augusto Maria Brandolìn, che non ha certo voluto mancare a questa premiere.

Solo su ERMETICO CHANNEL.

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NASCE ERMETICO CHANNEL: LA WEB TV INAPPROPRIATA E INOPPORTUNA!

Nasce oggi ERMETICO CHANNEL, una web TV dai contenuti inappropriati e inopportuni.

Di seguito il trailer dell’Ermetico Ermes Show, il primo programma del palinsesto, al quale (purtroppo) faranno seguito altre discutibilissime proposte:

Ermetico Ermes (io) e Didascalico Frusto (Christian Morbidoni) vi aspettano su FB, YouTube e naturalmente Youporn.

Iscrivetevi dai, non fate gli stronzi.

il vostro Ermetico Ermes

 

 

LE SCIE CHIMICHE. Tutte le prove in un unico documento.

Finalmente disponibile il mio nuovo libro LE SCIE CHIMICHE. Tutte le prove in un unico documento.


Anni di ricerche sul campo, interviste, confronti tra studi ufficiali e indipendenti hanno dato alla luce questo documento destinato a dirimire per sempre una delle controversie più dibattute degli ultimi anni. Forte di un approccio interdisciplinare che lascia ben poco spazio a margini di errore e mistificazione, questa pubblicazione free press è da considerarsi ad oggi come il più completo contributo in termini di PROVE REALI, INCONTROVERTIBILI, SCIENTIFICAMENTE INATTACCABILI riguardanti l’esistenza di una delle più subdole minacce a cui l’umanità è oggi chiamata a far fronte: le scie chimiche.

Edizione LA VERA SCIENZA

Pdf scaricabile gratuitamente qui: Le scie chimiche. Tutte le prove in un unico documento

PROFILO 2: Chitarrista (tratto da 10 RAGIONI PER INZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE)

NOTA: In occasione della nuova ristampa del libro 10 RAGIONI PER INIZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE ho pensato di ripubblicare alcuni suoi estratti direttamente dal blog, visto che all’epoca della prima stampa non esisteva ancora. Per informazioni su come e dove procurarsi il libro visitare area contatti.

Profilo 2 – Chitarrista

Questo è un profilo particolarmente complesso. Insieme al singer, il chitarrista ricopre spesso la figura del leader, con la differenza sostanziale che lui si fa un mazzo 10.000 volte superiore al cantante tipo A. Un fatto inequivocabile è che il chitarrista sia prima di tutto un gran maiale: ha iniziato a suonare per far colpo sulle donne. Probabilmente ha cominciato strimpellando in spiaggia o in gita, ma il luogo o la circostanza poco importano: lui rimane un porco. E’ anche una delle figure più diffuse: se vuoi mettere su un gruppo scalcinato, trovare un tizio per fare due accordi non sarà un problema.

Esistono diversi tipi di chitarristi. Senza alcuna pretesa di esaustività, qui preme ricordarne alcuni in ordine sparso:

a) chitarrista iper-virtuoso:
La tecnica per lui è tutto: è capace di starsene ore ed ore a fare lo stesso esercizio finché non gli riesce alla perfezione. Se l’assolo in cui si produce non ha 16.000 note a battuta, allora non è un vero assolo. Le canzoni facili gli fanno schifo, e comunque lui non le suona. Nei casi limite, la sua tecnica mostruosa ha

atrofizzato la sua fantasia.

b) chitarrista creativo
In molti casi è la mente di una band musicale: per indole è portato a scrivere subito pezzi propri, di quelli degli altri se ne sbatte. Può anche essere virtuoso, ma di solito dosa la tecnica con saggezza. A volte invece è un cane, ma sforna comunque idee su idee. Ovviamente spesso (se non sempre) scrive cagate pazzesche, ma comunque scrive. Sovente pretende che i suoi compagni di avventura suonino tutto quello che partorisce, d’altronde lui è “la mente”. “Suona e taci” è il suo motto. Ha tendenze dittatoriali e manie di grandezza. Progetta azioni golpiste ai danni di un eventuale cantante tipo A troppo creativo. Alterna ciclicamente brio creativo-intellettuale a depressione. Forse più in là deciderà definitivamente per il suicidio.

c) chitarrista ombra
E’ una figura che fa spesso da corollario al chitarrista descritto alla lettera b). Fa tutto quello che decide il creativo. Non propone niente. Suona e basta. Forse è un virtuoso, e in quel caso gli va bene tutto a patto che ci si possano infilzare le famose sedicimila note a battuta. Forse è un incapace, e allora suona e tace, come ha sempre desiderato il chitarrista creativo. Se per qualche ragione, invece, manca quest’ultimo e lui si ritrova sciaguratamente ad essere l’unico deputato all’utilizzo delle sei corde, la sua fisicità tenderà ad uniformarsi alla sua creatività (che ricordiamo è pari a zero). In altri termini, durante un concerto, farà di tutto per rimanere in posizione defilata e somiglierà tragicamente ad un bassista censurato video (cfr.sezione bassisti).

d) chitarrista smanettone (tweaker)
Ognuna delle tre categorie sopraccitate può appartenere anche alla famigerata famiglia degli smanettoni (tweakers in inglese). Questa condizione si configura come una sorta di malattia, di maledizione, di sciagura per il chitarrista in questione e per chiunque instauri dinamiche di gruppo con lui. Il chitarrista maniaco ha una sua fisima: deve avere sempre il meglio, la soluzione tecnologica più avanzata, il suono migliore che esista sulla faccia della terra. Per questo motivo egli peregrina da un negozio all’altro provando chitarre, amplificatori, multieffetti, pedali, pedalini, processori e mille altre cose. Entra in un giro vizioso, dove compra/prova/rivende/permuta aggeggi su aggeggi, senza arrivare mai a quello che cerca. Ma perché, cosa cerca? Non lo sa. Per rendersene conto basterà chiedergli che suono stia mai cercando. E lui risponderà gesticolando: “Un suono acquoso, mellifluo, arioso”; oppure “ruvido, granitico, coriaceo”. Le prove potrebbero andare a rotoli perché lui non ha trovato il giusto chorus per i puliti o il giusto livello di compressione: inizia a smanettare pomelli, parametri, equalizzazioni per ritrovarsi dopo due ore con un suono di merda. Allora, scoraggiato, il giorno dopo torna in qualche negozio di fiducia e ricomincia daccapo. Anche a casa, dà il peggio di sé: ore e ore perse dietro a un multieffetto che costa trilioni di euro con un manuale di 600 pagine in inglese, perso tra mappaggi MIDI e preset vari. La buona notizia è che trattando con i chitarristi appartenenti a questa categoria si possono fare buoni affari: loro percepiscono ronzii, rumori di fondo, interferenze, ritardi che le persone equilibrate non sentono affatto. Quindi non è raro acquistare ad esempio un amplificatore perfettamente funzionante da un maniaco smanettone (o da un tweaker se siete in Inghilterra, negli USA, o in qualche colonia anglofona) che l’aveva subito etichettato come “difettoso”.

Famigerato tweaker e relativo negoziante di fiducia

e) chitarrista immaginario
Definiscesi “chitarrista immaginario” colui che pur non avendo mai imbracciato una chitarra, si produce convulsamente in ritmiche e assoli. Ovviamente, anche la sua chitarra è immaginaria, è tutto nella sua mente.

E’ facile ravvisare la presenza di questi “chitarristi” in piste da ballo. Segni quasi inequivocabili sono: faccia ispirata, pennata fuori tempo, diteggiature improponibili.

(tratto dal libro 10 RAGIONI PER INZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE – Daniele Galassi/Puzzle Press)