Patagonia 2017 – giorno #19 – Argentina – El Bolsòn: villaggio hippie un cazzo!

Tutte le guide presentano El Bolsòn come un pueblo andino stretto tra catene montuose sia a est che a ovest, un piccolo angolo di Patagonia argentina scelto da un gruppetto di figli dei fiori negli anni ’60 come rifugio dal frastuono delle grandi città. Un’oasi dove si ritrovarono per fare quello che i fricchettoni facevano nella loro età dell’oro: innalzare inni all’ecologia, veicolare messaggi di pace, drogarsi serenamente e ammucchiarsi al suono di chitarre scordate (almeno mi piace pensarlo). Un pueblo che conserva ancora quella sua nuance fricchettona, riportano sempre le guide, considerato tutt’oggi una via di fuga dalla linda e pinta Bariloche, a sua volta definita la ‘Svizzera delle Ande’ (io la definisco invece un luogo da cui stare lontano come la peste). E allora eccomi a El Bolsòn, l’opzione più appetibile sulla mia via di ritorno verso il Cile. D’altronde le physique du role per mimetizzarmi tra i reduci della generazione lisergica non mi manca mica.

Ma appena sceso dal bus mi prende un colpo: altro che villaggio dal sapore hippie, questo è un inferno. Vie intasate di macchine, autobus e taxi, brulicare di turisti in ogni direzione si posi lo sguardo. E’ il caos. E io che già mi maledicevo per non aver portato i miei jeans a zampa.

L’oficina de turismo mi appioppa una mappaccia, ci scarabocchia qualche X a marcare le opzioni di alloggio rimaste disponibili e poi mi abbandona nello sconforto totale: nulla mi appare più imperativo dello scappare immediatamente da tutto questo. Per fortuna dall’altra parte della strada c’è la provvidenziale oficina de la montana.

Salve, ho tre giorni interi da dedicare al trekking…cosa posso fare?

Un tizio afferra un’altra una mappa e velocissimo mi indica tre tappe con due pernotti da fare in altura, segnalandomi rifugi, campeggi e tempi di percorrenza. Snocciola opzioni, vie di fuga alternative, chilometraggi, punti di approvigionamento idrico, dati logistici.

Tac, tac, tac.

Abituato alla patagonia del Cile, dove trovare un’informazione precisa e puntuale è fatto raro come incontrare un australiano che parla un inglese comprensibile, l’esperienza di avere in trenta secondi tutti gli input necessari per le prossime 72 mi lascia basito.

L’alloggio per stanotte ce l’ho, qualcosa da fare nel pomeriggio l’ho trovato, i prossimi tre giorni vagherò per i monti carico come un mulo, ci rimane una cosa da fare: trovare una parilla che accetti una maledetta di Mastercard (perchè io di farmi turlupinare dalle banche argentine proprio non ne ho voglia*). Non la trovo, ma alla fine trovo un asador che mi accetta pesos cileni a un cambio stranamente favorevole. E sono a posto così: io, il mio controfiletto e il mio vino tinto. Perchè non ci sono cazzi, l’Argentina non sarà il Cile per quanto riguarda i vini, la natura, l’autenticità e la vivibilità dei luoghi, ma quando si parla di carne alla brace…è il top del top.

* In argentina prelevare al Cajero Automatico (Bancomat) è drammatico: la banca locale ti carica 97 pesos (circa 6 euro) per ogni operazione, a cui si aggiunge la percentuale che si frega la tua banca per prelievi con carta di credito (4%). E il limite massimo di prelievo giornaliero è circa 120 euro…Significa che ogni 120 euro che prelevate più di 10 se ne vanno in commissioni!

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