DISCORSO SUI MASSIMI SISTEMI (racconto breve)

DISCORSO SUI MASSIMI SISTEMI
© Daniele Galassi

CLOCK: Oggi ho pensato troppo, davvero troppo.
CLICK: A cosa hai pensato troppo, Clock?
CLOCK: Alla transumanza…a tutte quelle dannate vacche che pascolano per la valle…non ne posso più…non fanno altro che muggire, mangiare, muggire.
CLICK: E cagare Clock, cagare.
CLOCK: Giusto Click, cagare.
CLICK: Ci hai pensato proprio così tanto?
CLOCK: Così tanto che a forza di pensarci mi venuto l’acido lattico al cervello.
CLICK: Stai scherzando?
CLOCK: No.
CLICK: Guarda che non può venirti l’acido lattico al cervello. Può venirti alle gambe, alle braccia, al collo, forse al culo o addirittura all’uccello, ma al cervello proprio no, garantito.
CLOCK: E perché no scusa? Perché può venirmi alle gambe, alle braccia, al collo, forse al culo o addirittura all’uccello, ma al cervello proprio no?
CLICK: Perché il cervello non mica un muscolo idiota!
CLOCK: E allora? Perché il cazzo ti risulta essere un muscolo?
CLICK: Certo!
CLOCK: Col cazzo che il cazzo è un cazzo di muscolo! Il cazzo è un nervo fortemente capillarizzato, cosa che garantisce un’erezione intensa e duratura.
CLICK: Parla per te Click, il mio non ne vuole più sapere di alzarsi…altro che erezione intensa e duratura. Comunque se proprio dici di avere dell’acido lattico al cervello, puoi sempre provare a fare stretching…coi muscoli funziona.
CLOCK: E come me lo stiro il cervello Click? Me lo stiri tu il cervello Click?
CLICK: Mah, per creare un po’ di tensione al cervello credo che basti pensare a due cose distanti no? Così dovrebbe tendersi, penso.
CLOCK: A che pensi?
CLICK: No, dicevo, penso che se pensi a due cose distanti magari il cervello si tende, fai stretching e l’acido lattico si scioglie.
CLOCK: E’ un’idea Click…proviamo…non so da dove partire però…dai dimmi una cosa e io ne penso una distante.
CLICK: La cattedrale di S.Pietro a Roma.
CLOCK: Allora io dico il Duomo di Milano.
CLICK: Sta funzionando? Ti tira?
CLOCK: No, non mi pare…
CLICK: Forse non sono due cose abbastanza distanti.
CLOCK: Ma come? Roma-Milano non sono abbastanza distanti? E quanto devono essere distanti ‘ste cose?
CLICK: E che ne so, pensane una più distante allora.
CLOCK: Non mi viene…dai dimmi tu il nome di una chiesa e di una città più distanti…
CLICK: Non mi viene neanche a me…niente di niente.
CLOCK: Nessuna chiesa o nessuna città?
CLICK: Nessuna delle due…sono sempre stato un somaro sia in geografia che in storia.
CLOCK: Che ci azzecca la storia? Non parlavamo di chiese scusa?
CLICK: Storia dell’arte intendo! Possibile che sei così rigido? Devi essere più elastico Clock.
CLOCK: E tu devi essere più preciso Click. Senti, ma vero che non ti tira più Click?
CLICK: Cosa Clock?
CLOCK: Il cobra.
CLICK: Che?
CLOCK: Sì dai, l’anguilla.
CLICK: Cosa?
CLOCK: L’attrezzo.
CLICK: Eh?
CLOCK: L’arnese.
CLICK: Non capisco.
CLOCK: L’argano.
CLICK: Continuo a non capire.
CLOCK: Il volatile Click, il volatile… vero che non ti vola più?
CLICK: Ti stai riferendo al mio uccello Clock? E’ a questo che ti stai riferendo? No, perché se é questo, allora mi devi dire chi è che mette in giro queste voci del cazzo sul mio cazzo!
CLOCK: Tu Click, tu. Me lo hai detto proprio tu poco fa quando ti ho spiegato che trattasi di un nervo fortemente capillarizzato.
CLICK: Cristo hai ragione…scusa, ma mi sono ipersensibilizzato all’argomento…un problemone per me…
CLOCK: Sai a cosa penso quando penso a noi, ai nostri discorsi, ai nostri commenti, ai nostri scambi di opinione?
CLICK: No a che pensi?
CLOCK: All’incredibile livello a cui é giunto lo sviluppo del pensiero umano.
CLICK: Beh, un bel pensiero direi…
CLOCK: Sì ci ho pensato nello stesso momento in cui pensavo a noi, ai nostri discorsi…già: noi e l’incredibile sviluppo del pensiero umano…oh sai cosa ti dico Click?
CLICK: No, cosa Clock?
CLOCK: Cazzo, non mi sento più l’acido lattico nel cervello!
Racconto disponibile in pdf nella sezione SCRITTI – RACCONTI BREVI
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Puzzle Press/Indipendente
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Cantanti tipo A e tipo B, chitarristi smanettoni, ipervirtuosi e immaginari, bassisti affetti da aritmia e bassisti censurati audio, batteristi da uccidere e altri semplicemente da picchiare. E ancora menefreghisti, assenteisti, Cover Men, Emuli: sono solo alcuni dei personaggi che animano il grottesco circo della musica underground, quella più (po)vera, ma anche quella più idonea a mandare in pappa il cervello e a generare poderosi travasi di bile.

Dalla ricerca della sala prove alle registrazioni in studio, passando per concerti, concorsi e mille altre peripezie, questo libro getta un’impietosa luce sui drammi da fronteggiare quotidianamente da chi ha deciso (a proprio rischio e pericolo) di imbracciare uno strumento.

Una tragicomica dissertazione che ha avuto un successo travolgente sul web, ora indelebilmente impressa su carta.

GLI AUTORI

Daniele Galassi: nato ad Ancona nel 1976, una laurea in Economia e Commercio, un master in scrittura pubblicitaria. Una vita sprecata. Alla faccia dei titoli di studio, suole dedicarsi a cose economicamente infruttifere: scrive, compone e incide musica, studia la chitarra, suona dal vivo. Per non morire di fame, collabora con il Dipartimento di Economia alla Politecnica delle Marche e con una ditta del settore musica. Ha pubblicato il romanzo Dream on/Dream off per Prospettiva Editrice, alcuni racconti e la versione web di questo libro.

Christian Morbidoni nasce in provincia di Ancona sempre nel 1976. Dopo soli 4 anni conosce Daniele Galassi e tra scuola, attività musicali/artistiche/ricreative/pseudo-lavorative, non se ne libererà più. Laureatosi in Ingegneria Elettronica e amareggiato dallo scarso prestigo sociale derivatone, si butta sull’informatica (che preferisce chiamare Computer Science, illudendosi così di evitare richieste di assistenza tecnica da amici e parenti). Vive di stenti con un dottorato di ricerca che gli consente però di gironzolare per il mondo con il pretesto di partecipare a conferenze.

Dal 96, ignorando i consigli dei rispettivi medici curanti, suonano nella band di cui sono i fondatori, infestano il mercato discografico con le loro creazioni e vagabondano in lungo e in largo utilizzando mezzi di fortuna.