PROFILO 2: Chitarrista (tratto da 10 RAGIONI PER INZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE)

NOTA: In occasione della nuova ristampa del libro 10 RAGIONI PER INIZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE ho pensato di ripubblicare alcuni suoi estratti direttamente dal blog, visto che all’epoca della prima stampa non esisteva ancora. Per informazioni su come e dove procurarsi il libro visitare area contatti.

Profilo 2 – Chitarrista

Questo è un profilo particolarmente complesso. Insieme al singer, il chitarrista ricopre spesso la figura del leader, con la differenza sostanziale che lui si fa un mazzo 10.000 volte superiore al cantante tipo A. Un fatto inequivocabile è che il chitarrista sia prima di tutto un gran maiale: ha iniziato a suonare per far colpo sulle donne. Probabilmente ha cominciato strimpellando in spiaggia o in gita, ma il luogo o la circostanza poco importano: lui rimane un porco. E’ anche una delle figure più diffuse: se vuoi mettere su un gruppo scalcinato, trovare un tizio per fare due accordi non sarà un problema.

Esistono diversi tipi di chitarristi. Senza alcuna pretesa di esaustività, qui preme ricordarne alcuni in ordine sparso:

a) chitarrista iper-virtuoso:
La tecnica per lui è tutto: è capace di starsene ore ed ore a fare lo stesso esercizio finché non gli riesce alla perfezione. Se l’assolo in cui si produce non ha 16.000 note a battuta, allora non è un vero assolo. Le canzoni facili gli fanno schifo, e comunque lui non le suona. Nei casi limite, la sua tecnica mostruosa ha

atrofizzato la sua fantasia.

b) chitarrista creativo
In molti casi è la mente di una band musicale: per indole è portato a scrivere subito pezzi propri, di quelli degli altri se ne sbatte. Può anche essere virtuoso, ma di solito dosa la tecnica con saggezza. A volte invece è un cane, ma sforna comunque idee su idee. Ovviamente spesso (se non sempre) scrive cagate pazzesche, ma comunque scrive. Sovente pretende che i suoi compagni di avventura suonino tutto quello che partorisce, d’altronde lui è “la mente”. “Suona e taci” è il suo motto. Ha tendenze dittatoriali e manie di grandezza. Progetta azioni golpiste ai danni di un eventuale cantante tipo A troppo creativo. Alterna ciclicamente brio creativo-intellettuale a depressione. Forse più in là deciderà definitivamente per il suicidio.

c) chitarrista ombra
E’ una figura che fa spesso da corollario al chitarrista descritto alla lettera b). Fa tutto quello che decide il creativo. Non propone niente. Suona e basta. Forse è un virtuoso, e in quel caso gli va bene tutto a patto che ci si possano infilzare le famose sedicimila note a battuta. Forse è un incapace, e allora suona e tace, come ha sempre desiderato il chitarrista creativo. Se per qualche ragione, invece, manca quest’ultimo e lui si ritrova sciaguratamente ad essere l’unico deputato all’utilizzo delle sei corde, la sua fisicità tenderà ad uniformarsi alla sua creatività (che ricordiamo è pari a zero). In altri termini, durante un concerto, farà di tutto per rimanere in posizione defilata e somiglierà tragicamente ad un bassista censurato video (cfr.sezione bassisti).

d) chitarrista smanettone (tweaker)
Ognuna delle tre categorie sopraccitate può appartenere anche alla famigerata famiglia degli smanettoni (tweakers in inglese). Questa condizione si configura come una sorta di malattia, di maledizione, di sciagura per il chitarrista in questione e per chiunque instauri dinamiche di gruppo con lui. Il chitarrista maniaco ha una sua fisima: deve avere sempre il meglio, la soluzione tecnologica più avanzata, il suono migliore che esista sulla faccia della terra. Per questo motivo egli peregrina da un negozio all’altro provando chitarre, amplificatori, multieffetti, pedali, pedalini, processori e mille altre cose. Entra in un giro vizioso, dove compra/prova/rivende/permuta aggeggi su aggeggi, senza arrivare mai a quello che cerca. Ma perché, cosa cerca? Non lo sa. Per rendersene conto basterà chiedergli che suono stia mai cercando. E lui risponderà gesticolando: “Un suono acquoso, mellifluo, arioso”; oppure “ruvido, granitico, coriaceo”. Le prove potrebbero andare a rotoli perché lui non ha trovato il giusto chorus per i puliti o il giusto livello di compressione: inizia a smanettare pomelli, parametri, equalizzazioni per ritrovarsi dopo due ore con un suono di merda. Allora, scoraggiato, il giorno dopo torna in qualche negozio di fiducia e ricomincia daccapo. Anche a casa, dà il peggio di sé: ore e ore perse dietro a un multieffetto che costa trilioni di euro con un manuale di 600 pagine in inglese, perso tra mappaggi MIDI e preset vari. La buona notizia è che trattando con i chitarristi appartenenti a questa categoria si possono fare buoni affari: loro percepiscono ronzii, rumori di fondo, interferenze, ritardi che le persone equilibrate non sentono affatto. Quindi non è raro acquistare ad esempio un amplificatore perfettamente funzionante da un maniaco smanettone (o da un tweaker se siete in Inghilterra, negli USA, o in qualche colonia anglofona) che l’aveva subito etichettato come “difettoso”.

Famigerato tweaker e relativo negoziante di fiducia

e) chitarrista immaginario
Definiscesi “chitarrista immaginario” colui che pur non avendo mai imbracciato una chitarra, si produce convulsamente in ritmiche e assoli. Ovviamente, anche la sua chitarra è immaginaria, è tutto nella sua mente.

E’ facile ravvisare la presenza di questi “chitarristi” in piste da ballo. Segni quasi inequivocabili sono: faccia ispirata, pennata fuori tempo, diteggiature improponibili.

(tratto dal libro 10 RAGIONI PER INZIARE A SUONARE E 1000 PER SMETTERE – Daniele Galassi/Puzzle Press)

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